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sabato 30 marzo 2013

Tortini di colomba con crema alle mandorle

 Tortini di colomba con crema alle mandorle

Questa ricetta a tema realizzata per San Geminiano Italia con la loro colomba classica Jacopo Maestri e abbinata allo Spumante Malvasia dolce dei Colli Piacentini "La Doja" cade quanto mai a fagiolo per salutarvi per qualche giorno, augurarvi Buona Pasqua e lasciarvi uno spunto veramente quick&easy ma gustoso e scenografico per il vostro pranzo di Pasqua.

Per i tortini mi sono ispirata a una ricetta che ho trovato qui e che ho leggermente riadattato alle mie esigenze, più che altro nelle quantità. Con questa dose di crema dovreste agevolmente ottenere almeno 6 tortini, se non addirittura 8. Io ne ho fatti alcuni e il resto della crema è finito nelle nostre pance a cucchiaiate ;-)

Come passerete il giorno di Pasqua? Io sarò sola con il mio ragazzo perchè sia i miei che i suoi genitori saranno fuori città e credo che un bel piatto di tortellini in brodo e una crostata con ricotta e amarene, non ce li tolga proprio nessuno. A Pasquetta invece usciremo a pranzo con i miei genitori, mentre la settimana dopo, tempo permettendo (qui è una ciofeca da giorni) organizzeremo una bella grigliata con gli amici, la prima dell'anno: adoro!

Buona Pasqua a tutti!

qui la mia ricetta su San Geminiano Italia

lunedì 5 dicembre 2011

Marmellata speziata di pere e cioccolato

Marmellata di pere e cioccolato speziata

Quando le ragazze della Milleventi mi hanno nuovamente contattata per chiedermi di partecipare all'ennesima iniziativa indetta da Caffarel, non potevo certo tirarmi indietro, capite vero? Non capita tutti i giorni di avere a disposizione un bloccone da duechiliemmezzo (mi spiego? duechiliemmezzo!!!) di ottimo cioccolato fondente Caffarel, da utilizzare a proprio piacimento!


E poi l'idea di farne un calendario dell'avvento, con ogni giorno una casellina che si scopre a svelare una prelibata dolcezza a base di cioccolato...beh, è o non è una cosina deliziosa? Quando ero piccola, dalle mie parti non usavano nè i calendari dell'avvento, nè le corone dell'avvento, nè le ghirlande, ma solo l'alberello di natale ed il presepe (che, scusate, ma io francamente detesto! E' bruttarello, antico, tira su un sacco di polvere e se uno ha un gatto o altro amico a quattro zampe che gironzola per casa, sa bene che non resisterà mai fino all'epifania :) ). Ovviamente io, crescendo, mi sono innamorata di tutte queste piccole tradizioni un po' nordiche e così lontane dalla mia cultura, e credo che a tendere le farò diventare le *mie* tradizioni.

L'anno scorso, sempre per l'evento natalizio indetto da Caffarel, avevo proposto una ricetta dolce, tipicamente natalizia e tradizionale della mia zona, il pan di natale, realizzato in piccoli pani pret-à-regalèr. Quest'anno, invece, ho pensato di accontentare coloro che stanno pensando già ai regali mangerecci da confezionare con le loro manine, quei regali che tanto mi piacciono e rendono felice (sia il riceverli, che il farli a mia volta...lancio messaggi subliminari se non si fosse capito...). Non è la prima volta che faccio questa marmellata, scoperta tramite Fabien e Fragrante Delicia, ma l'adoro letteralmente, per la leggera granulosità della pera che fonde nel cremoso cioccolato nero, con quei tocchi di pura atmosfera natalizia dati dal profumo di scorza di arancia e di cannella.

Pronti per aprire la 5a casellina del calendario dell'avvento?! ;)

5 dicembre - calendario dell'avvento Caffarel

Marmellata speziata di pere e cioccolato


Ingredienti:

1 kg di pere Abate o Williams (peso al netto degli scarti)
625 gr di zucchero
il succo di 1/2 limone
il succo e la scorza grattugiata di un’arancia bio
una piccola stecca di cannella

250 gr di cioccolato fondente di ottima qualità (io ho utilizzato del fondente Caffarel, meglio se al 50% o al 75% di cacao)


Da fare il giorno precedente:
Sbucciate le pere, eliminate i torsoli e tagliatele in pezzetti molto piccoli e mettetele in una pentola capiente con lo zucchero, il succo dei due agrumi, la scorza dell'arancia grattugiata e la cannella. (Io ho lasciato riposare un'oretta). A fuoco dolce, portate ad ebollizione e cuocete per 5 minuti da quando inizia a bollire, mescolando di tanto in tanto. Togliete il tegame dal fuoco ed incorporate il cioccolato spezzettato, mescolando bene fino a farlo sciogliere completamente.

Lasciate raffreddare e ponete in frigorifero per tutta la notte, coperto con pellicola trasparente per alimenti o con un coperchio.


Il mattino seguente:
Togliete la pentola dal frigo e rimettetela sul fuoco basso, portando il composto nuovamente ad ebollizione e lasciando cuocere per altri 40-45 minuti (se avete un termometro per cibi, dovrebbe raggiungere i 105°C). Se ce n’è bisogno, rimuovete con un mestolo l’eventuale schiumina che potrebbe formarsi sulla superficie durante la cottura.
Trascorso questo tempo la marmellata dovrebbe essere sufficientemente densa (in ogni caso si compatta ancora un po’ stando in frigo nei giorni successivi), quindi versatela immediatamente in vasetti bollenti sterilizzati (ma non fino all’orlo) e chiudete con un tappo ermetico, rigirandoli all'ingiù fin quando non si saranno raffreddati e si sarà formato il sottovuoto.

Se preferite, per conservare la marmellata più a lungo, avvolgete i vasetti in un canovaccio e poneteli in un pentolone coprendoli con acqua fino a 5 centimetri sopra al loro tappo. Fate bollire l’acqua per 10 minuti e i vasetti dovrebbero essere pronti.

Varianti:
al posto delle pere, si possono utilizzare lamponi, mirtilli, arance, fichi.


Marmellata di pere e cioccolato speziata

domenica 9 ottobre 2011

Marmellata di fichi neri e vaniglia

Marmellata di fichi neri & vaniglia


Ahem, ancora fichi?! Ebbene sì. D'altronde in pieno agosto e con 45 gradi all'ombra, sfidando ogni umana sopportazione, ho fatto questa (e altre due) marmellate e ora ve la beccate anche se fuori stagione, tiè!

Questa marmellata è la prima che ho fatto secondo il metodo di Christine Ferber, la guru alsaziana in materia: il risultato è frutta per niente distrutta e scurita dalla lunga cottura e una consistenza marmelattosa perfetta! Unica pecca: vista l'alta quantità di zucchero questo procedimento non è consigliabile per chi non tollera troppa dolcezza :)

Provata sia come farcitura di una crostata (da mia mamma), sia sopra a una fettina di buon pecorino stagionato. Approved! :)

Marmellata di fichi neri e vaniglia

ricetta tratta da "Il libro del Cavolo" di Sigrid Verbert

Ingredienti, per 4-5 vasetti (per me 3 vasetti medi e 1 piccolo):
1 kg di fichi neri (per me 800 gr, freschi freschi dall'albero dello zio ;))
800 gr di zucchero semolato (per me 640 gr)
il succo di un limone (per me, un limone scarso)
2 bacche di vaniglia (per me una)

Sciacquate i fichi e asciugateli delicatamente con un panno pulito. Tagliateli a fettine, conservando la buccia, e versateli in una pentola con lo zucchero, la vaniglia aperta longitudinalmente e il succo di limone. Coprite e lasciate riposare il tutto per un'ora. Dopo questo tempo, mettete la pentola sul fuoco, portate a ebollizione e spegnete subito; lasciate quindi raffreddare il tutto, copritelo e ponetelo a riposare in frigo per una notte.

L'indomani, rimettete la pentola sul fuoco, portate a ebollizione e lasciate cuocere a fiamma medio-bassa per 10 minuti, mescolando di continuo. Aiutandovi con un mestolino e un imbuto a collo largo, versate la marmellata, ancora bollente, nei vasetti sterilizzati, chiudeteli ermeticamente con il tappo e lasciateli raffreddare con il tappo in giù, fino al formarsi del sottovuoto. Etichettate e conservate.

Nota:
  • Se siete di quelli che "no, i pezzi di frutta nella marmellata proprio no!", potete frullare il tutto con il mini-pimer fino al raggiungimento della consistenza desiderata prima di procedere all'invasettamento.
Variante:
  • la marmellata, come raccontata nel libro "Regali Golosi", può anche essere aromatizzata con un po' di rhum scuro: utilizzatene 2 dl per un kg di fichi.

giovedì 26 agosto 2010

Confettura di albicocche e vaniglia

Confettura di albicocche e vaniglia

Mi perdoneranno, Lorsignori, se ho ancora qualche foto scattata con la compatta da propinarvi, a fronte di ottime ricette che non meritano di finire nel dimenticatoio solo per la sfortuna di essere state realizzate e/o portate in tavola prima dell'arrivo di quello che definisco, affettuosamente, un bolide in mano a una neo-patentata :) Ho deciso, quindi, di proporvi anche le ultime due ricette con foto pre-reflex: in fondo se mi avete sopportata per quasi 3 anni con quelle foto lì non succederà niente se ne posto ancora un paio, ollà :)))


A questa confettura sono particolarmente affezionata perchè è fatta con le albicocche dell'alberello che abbiamo in giardino. I miei lo acquistarono, poco più che ramoscello, quando ci trasferimmo qui (io avevo 3 anni appena) e da subito si rivelò un instancabile produttore: ogni estate ci deliziava con interi scatoloni di frutti che la mia nonna paterna prontamente convertiva in marmellate e albicocche sciroppate, senza contare tutti quelli che venivano regalati al vicinato! Col passare degli anni, l'albicocco si è impigrito, a volte a causa di una potatura troppo tardiva, a volte, chissà, forse gli girava male, e non faceva proprio frutti. Quest'anno era bello carico ma anche bello alto, ragione per cui mi sono ritrovata un pomeriggio di giugno con i miei genitori che, armati di retino da pesca di quando ero bambina e bastone appendiabiti, tentavano di colpire dalla finestra della loro camera da letto le varie albicocche (l'uno) e di fare con esse canestro (l'altro). Una scena a dir poco esilarante, avrei dovuto filmarli! :D

Detto questo, cosa potevo fare con tutte quelle albicocche mature se non tante buone marmellate, proprio come faceva mia nonna? Di mio ci ho messo la vaniglia, che credo ci stia molto bene vista la tendenza un poco acidula di questa confettura (difatti non solo non ho ecceduto con lo zucchero, ma ho anche aggiunto del succo di limone). Ho utilizzato, come mio solito, il Fruttapec poichè non amo le cotture troppo lunghe, che trovo stressino un po' la marmellata uniformandone il colore quale che sia il frutto di partenza. Prima o poi proverò anche il tanto decantato metodo Ferber. Nel frattempo, spero che vi piaccia!


Confettura di albicocche e vaniglia


Ingredienti:

1500 gr di albicocche al netto dagli scarti (nocciolo e picciolo)

750 gr di zucchero

1 busta e mezza di Fruttapec 2:1

il succo di un limone
i semi di una bacca di vaniglia

Lavate le albicocche e tagliatele a pezzettini. Mettetele in una pentola piuttosto capiente e profonda, aggiungete il succo di limone, lo zucchero e il fruttapec mescolati ed amalgamate il tutto. Ponete la pentola su fuoco vivace, portate a piena ebollizione e da questo momento calcolate circa 5-6 minuti, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno (i minuti dipendono dalla quantità di frutta, per 1 kg ne sarebbero bastati 3-4). Qualora dovesse schiumare troppo, togliete la schiuma con l'apposita schiumarola. Trascorso questo tempo spegnete il fuoco, mescolate ancora fino a dissolvere completamente la schiuma e verificate la consistenza, magari facendo la prova del piattino. Se la volete più corposa, rimettete un altro po' sul fuoco, altrimenti unite i semi grattati delle bacche di vaniglia, mescolate ancora e invasate, ancora caldissima, in barattoli sterilizzati, chiudeteli con i rispettivi coperchi, sterilizzati anch'essi, e ribaltate i vasetti fino a completo raffreddamento e raggiungimento del sottovuoto.

venerdì 28 maggio 2010

La cheesecake di Sabrina

Il cheesecake di Sabrina

Guardo la data sul pc. 8 giorni che non pubblico qualcosa! Per fortuna nessuno si è allarmato della mia assenza :) eppure per me questa settimana è decisamente volata! Ho dovuto concludere la stesura degli ultimi 2 (diventati poi 3) capitoli della tesi e inviarli all'assistente per la correzione; quindi, in attesa di quest'ultima, mi sono messa sotto con il mio primo Cv serio (diciamo così...) e la ricerca di agenzie interinali e di selezione del personale a cui inviarlo. Poi ci sarà la ricerca di aziende, di banche, di non so che altro. Ma che cosa va a fare un laureato in giurisprudenza che non vuole continuare con le professioni forensi perchè ha necessità di mantenersi? Bella domanda. Tutti che mi dicono che è una laurea così ben spendibile (...), ma io sono talmente confusa e, soprattutto, nelle offerte di lavoro che leggo in giro cercano solo posizioni tecniche, informatiche ed economiche, con dei nomi astrusi che nemmeno riesco a capire... Il blog a volte potrebbe servire a qualcosa oltre la cucina, e così vi chiedo: voi cosa fareste? Dove e a chi vi rivolgereste? Chiaramente se qualcuno della mia zona (provincia di Modena) sapesse che cercano dei laureandi in giurisprudenza è pregato di fare un fischio ben udibile :)))


Bene, ora la finisco di stracciarvi gli zebedei con i miei tanti pensieri e passo a ben più liete sponde. Vi dico solo che tutto quello che vedrete nei prossimi giorni l'ho fatto nel fatidico weekend madrileno del mio moroso, perchè da allora il mio rapporto con il pc è diventato pressochè esclusivo, con buona pace delle mie vertebre, della mia secchezza oculare e anche del mio deretano, che ormai è piallato a mò di Tavoliere delle Puglie. In tutto questo quadretto dal sapore bucolico credo che la cosa migliore sia parlarvi di un dolce, sì, decisamente sì. Una cheesecake. La cheesecake di Sabrina, che da tanto mi aveva suggerito e invitata a provare. Mi è piaciuta molto, in quanto un po' diversa dalla classica "torta philadelphia" che si fa in casa mia da parecchi anni (di cui credo di avervi già parlato, senza mai postare alla ricetta, urge rimediare), ovviamente, però, la presenza del mascarpone rende tutto un po' più compatto e, a mio gusto, più pesante. Ottima, quindi, ma curatevi di farla quando avete un buon numero di ospiti golosi ed affamati, che vi aiutino a smaltirla in fretta, sia perchè riempie davvero un sacco e ne basta una fettina per saziarsi, sia perchè, se come me fate il topping di frutta fresca, va consumata in brevissimo tempo in quanto velocemente deperibile. Dimenticavo: davvero deliziosa la base con le nocciole tritate, da provare anche in altre versioni!

Cheesecake - la nappatura con il topping

La cheesecake di Sabrina

Ingredienti:

Per la base:
350 gr di biscotti secchi (per me Digestive, ma vanno bene anche Oro Saiwa e similari)
80 gr di nocciole finemente tritate
80 gr di burro fuso

Per la farcia:
175 gr di zucchero a velo
3 uova grandi (o 4 piccole)
350 gr di mascarpone
350 gr di philadelphia
i semi di una bacca di vaniglia

Tritate finemente i biscotti nel mixer, mescolateli alla farina di nocciole e unite il burro fuso raffreddato (o almeno intiepidito). Almalgamate bene con un cucchiaio di legno e versate in una teglia a cerchio apribile di 24-26 cm di diametro, sul cui fondo avrete incastrato un foglio di carta da forno e i cui bordi avrete unto con del burro. Pressate bene il composto utilizzando un batticarne o un bicchiere circolare e riponete in frigo.

Con una frusta a mano sbattete le uova e lo zucchero a velo finchè non sono ben amalgamati, quindi unite i semi di vaniglia, che avrete ottenuto grattando l'interno della bacca con la punta di un coltello, il mascarpone e il philadelphia. Mescolate con un cucchiaio di legno per allentare il formaggio, quindi sbattete bene il tutto con la frusta fino ad avere un composto cremoso ed omogeneo. Versatelo sopra la base di biscotti, livellandolo con una spatola. Infornate a 180° per 40-45 minuti, sfornate e lasciate raffreddare, quindi riponete in frigo fino al momento di consumarla.

Potete decorarla a piacere con fragole o frutti di bosco oppure napparla con un topping di fragole o di mirtilli o ancora con della confettura ai mirtilli, ai frutti di bosco, ai lamponi leggermente sciolta in un pentolino.

Io l'ho decorata con fragole a fettine e l'ho nappata con un topping alle fragole, per il quale ho seguito la ricetta che vi avevo già proposto in apertura del blog: la trovate qui.

Nota: Sabrina mi ha segnalato proprio ora che la potete anche congelare, tagliata a pezzettini: si conserva benissimo! Ovviamente evitate, in questo caso, di decorare con le fragole e il topping, che utilizzerete solo poco prima del consumo :)

Cheesecake - la goccia

venerdì 2 ottobre 2009

La mia prima marmellata: prugne, cannella e noce moscata

Marmellata di prugne, cannella e noce moscata

Ok, lo confesso: era la primissima volta che facevo la marmellata. Ogni giorno che passa mi rendo sempre più conto di quante cose non abbia mai fatto, di quante siano ancora da provare, di quanto margine di crescita ciascuno di noi abbia in un ambito così ampio ed elastico come la cucina. Però alla fine è bello così: è piacevole stupirsi ancora davanti a qualcosa, sia essa una nuova ricetta o un accostamento più ardito dell'usuale.


Alcuni di voi l'avevano già capito, che con le prugne di cui vi parlavo la scorsa volta avevo deciso di lanciarmi nel mondo del confezionamento di confetture. Sono prevedibile, vero? Ma vi confesso che questa, oltre ad essere stata una vera scoperta, è stato anche un modo di prendermi cura di me dopo il periodo d'esami: ritagliarmi un'intera mattinata alla ricerca
(rilassantissima proprio, ho dovuto girare mezza Modena....) dei barattoli di vetro e delle capsule, informarmi debitamente sulla sterilizzazione, valutare le opzioni di realizzazione. E poi preparare gli ingredienti, annusarne il profumo in cottura, imprecare in indonesiano per le ustioni di secondo grado causatemi da schizzi infingardi all'atto dell'invasettamento (si dirà?), attendere col cuore in gola il formarsi del sottovuoto, infine scegliere con cura come abbellire esteticamente il tutto senza spendere un capitale e senza rischiare crisi isteriche alla ricerca di introvabili copribarattoli in stoffa (si capisce vero che ci sono passata?).

Va bene, tagliando corto: con una metà delle prugne ho fatto una semplice marmellata di prugne, con l'altra metà ho voluto lanciarmi in qualcosa di più particolare, di speziato: ho pensato che cannella e noce moscata potessero starci benone e mi son sentita tanto "la maga delle spezie" mentre aggiustavo il calderone di marmellata a seconda della percezione olfattiva che me ne derivava. Ho usato mano leggera, per timore di una cattiva riuscita; ma la prossima volta non lesinerò con le spezie: l'abbiamo tutti ampiamente approvata.

Marmellata di prugne, cannella e noce moscata

MARMELLATA DI PRUGNE, CANNELLA E NOCE MOSCATA

Ingredienti:
1 kg di prugne ben mature, pesate dopo averle mondate, lavate e snocciolate
500 g di zucchero
1 bustina di fruttapec 2:1
il succo di mezzo limone
cannella e noce moscata a piacere (io ho messo un pizzico di noce moscata e due di cannella)
Attenzione: per 2 kg di frutta al netto usate 1 kg di zucchero, 2 bustine di fruttapec 2:1, il succo di un limone e raddoppiate le spezie. Cuocete per 6-12 minuti. A me con queste dosi sono usciti 7 vasetti da 250 g. Non è consigliabile cuocere più di 2 kg di frutta alla volta.

Lavate le prugne strofinandole sotto l'acqua corrente, privatele del picciolo e del nocciolo e tagliatele a pezzetti sopra una capiente terrina, in modo da non disperderne il succo. Una volta ottenuto il peso indicato, trasferitele in una pentola molto alta e capiente (in questo modo non schizzerete ovunque) e frullatele un po' col minipimer, ottenendo la consistenza desiderata. Unite il succo del limone spremuto, lo zucchero mescolato con il fruttapec, le spezie e mescolate il tutto.

Portate il composto a piena ebollizione (cioè ad un'ebollizione molto sostenuta con formazione di bolle e schiuma) e da quel momento fate bollire per almeno 3 minuti (possono occorrerne anche 5 o 6, a seconda dell'acquosità della frutta), a fiamma molto alta, sempre mescolando. Una volta ottenuta la densità desiderata, togliete la pentola dal fuoco e mescolate per un minuto, facendo dissolvere la schiuma ed asportando con una schiumarola quella eventualmente rimasta.

Proteggendovi le mani con dei guanti o impugnando uno strofinaccio, versate con un mestolo la confettura ancora bollente in vasetti precedentemente sterilizzati, riempiendoli quasi fino all'orlo e pulendo i bordi con un tovagliolo inumidito. Chiudete ermeticamente con capsule preferibilmente nuove o anch'esse sterilizzate e capovolgeteli su di un canovaccio pulito finchè non si raffreddano. In questo modo formeranno il sottovuoto. Non spaventatevi se inizialmente la marmellata sembra molto liquida, gelificherà raffreddandosi, nè se non dovesse formarsi il sottovuoto(riconoscibile dall'assenza di "clic-clac"): quando saranno freddi e li girerete, dovrebbero appiattirsi i tappi, in caso contrario vi consiglio di procedere ad un ulteriore sterilizzazione di una decina di minuti in acqua bollente.

Una volta raffreddati i vasetti, etichettateli e riponeteli in un luogo fresco al riparo dalla luce. Si conservano per circa 6-12 mesi.
Note per il futuro: provare con il fruttapec 3:1, per ottenere un risultato finale meno dolce (visto che la frutta matura è molto zuccherina di suo).


ATTENZIONE: La seconda foto, per qualche problema, deve essermi riuscita di una dimensione diversa dalla solita, quindi non si vede bene ma tagliata per un terzo. Mi scuso dell'inconveniente e vi invito a cliccarci sopra, qualora intenzionati a guardarla, per essere rimandati direttamente alla pagina Flickr.

giovedì 14 maggio 2009

Il pasticciotto salentino

Premessa. Sono totalmente sommersa dallo studio e, purtroppo, fino a metà giugno non riuscirò a postare con più frequenza (anche perchè non ho proprio tempo per cucinare, nemmeno nel weekend :-( ) nè a passare da alcun blog...ogni tanto può capitare che riesca a fare un salto tra una pausa e l'altra, ma ci tenevo a specificarlo nel caso qualcuno si chiedesse che fine avessi fatto, gridasse all'ingratitudine o temesse qualche ripicca nei suoi confronti, ihih ;-) Mi dispiace, non sapete quanto, anche perchè sto già sclerando...ma l'esame viene prima di tutto, ora. Riesco quindi a postare al volo questa ricetta, solo per il fatto che avevo già in buona parte scritto il post prima di fare questo dolce, sabato scorso.



Il pasticciotto è un dolce tipico del Salento, in particolare delle zone del leccese e del brindisino. Nel resto della Puglia è facile non sappiano manco cosa sia, prova ne sia che il mio ragazzo, originario della provincia di Foggia, mi ha guardata con aria interrogativa quando gli ho accennato, tutta entusiasta, della volontà di prepararglieli (lui che tanto adora la crema pasticcera...). Si tratta di un dolcetto di simil pasta frolla (dico "simil" perchè l'impasto, per tradizione, vuole lo strutto e non il burro), farcito con densa crema pasticcera e, per i più vezzosi (ma la tradizione non lo prevede), con un cuore di amarena sciroppata. Dalla caratteristica forma ovale, il pasticciotto salentino viene gustato ancora caldo a colazione, a casa, al bar, al forno di fiducia.

Ma come nasce il pasticciotto? La tradizione narra che correva l'anno 1745; nel paese di Galatina (Le) un maestro pasticciere, Nicola Ascalone, che si arrabattava per inventare un dolce nuovo ed insolito che stuzzicasse la curiosità degli avventori, usò ciò che gli era rimasto da un impasto precedente, per dar vita ad una torta piccola piccola. Il pasticciere, non dando importanza al risultato da lui ottenuto, da lui stesso definito un pasticcio, lo regalò ancora fumante ad un passante. Il dolce riscosse un successo insperato, ed il passante chiese al pasticciere che gli facesse qualche altro dolce uguale a quello, così da portarlo a casa.


Del pasticciotto esistono alcune varianti:

- il Fruttone, che ha la stessa forma e lo stesso guscio di pasta frolla, ma è ripieno di pasta di mandorle e confettura di albicocche o mele cotogne ed ha la superficie ricoperta di uno spesso strato di cioccolato fondente.
- una versione a torta, che manco a dirlo si chiama "torta pasticciotto".
- proprio negli ultimi tempi si è diffusa una simpatica variante: il pasticciotto Obama, fatto con la pasta frolla al cacao e farcito di crema gianduia o crema al cacao, ormai talmente diffuso da avere persino un
suo sito.

La ricetta che leggete qui sotto l'ho vista e carpita da Palma d'Onofrio, a "La Prova del cuoco". L'ho seguita con precisione e l'ho trovata molto valida. Non avendo il caratteristico stampino ovale liscio che si usa per il pasticciotto, ho risolto con degli stampini zigrinati da tartelletta, il risultato non cambia.




PASTICCIOTTO SALENTINO

Ingredienti:

Per la pasta:300 gr di farina 00 (la ricetta ne prevedeva, per mezza dose, 250 gr con 1 uovo e mezzo, quindi usando 2 uova me ne è occorsa di più per ottenere un composto molto morbido ma non troppo appiccicoso e comunque lavorabile)
125 gr di zucchero
100 gr di strutto (o burro)
2 uova
la scorza grattugiata di mezzo limone
5 gr (1 cucchiaino raso) di ammoniaca in polvere (*)
un pizzico di sale

Per la crema pasticcera:450 gr di latte intero
50 gr di panna fresca
4 tuorli
150 gr di zucchero
45 gr di amido di mais (maizena)
1 pizzico di sale
1 bacca di vaniglia

Inoltre:amarene sciroppate (facoltative)
albume q.b.
zucchero a velo q.b.

Per la crema pasticcera:Utilizzando le fruste elettriche, montare i tuorli con lo zucchero, la raschiatura della bacca di vaniglia, il sale e l'amido di mais fino ad ottenere un composto chiaro e omogeneo.
Nel frattempo portare e ebollizione il latte con la panna, aggiungerlo alle uova montate in precedenza filtrandolo attraverso un colino (in questo modo si trattiene la pellicola eventualmente formata in cottura) e mescolando il composto con una frusta a mano. Rimettere il tutto nella pentola sul fuoco e cuocere la crema fino a che non sia densa, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno.
Non preoccupatevi se sembra formare dei grumi, mescolando velocemente questi si dissolveranno facilmente grazie all'impalpabilità della maizena.
Trasferire la crema in una ciotola e farla raffreddare coperta con pellicola a contatto (in modo da impedirle la formazione della crosticina).

Per la pasta frolla:Impastare velocemente tutti gli ingredienti nel mixer, lavorare brevemente a mano la frolla e metterla a riposare in frigorifero avvolta in pellicola trasparente, per circa 45 min/1 ora.

Ungere degli stampini di forma ovale con strutto fuso e infarinarli.
Stendere la pasta frolla aiutandosi con abbondante farina e usarla per foderare gli stampini.
Mettervi dentro un cucchiaio di crema pasticcera (non esagerare perchè in cottura la crema si gonfia e rischia di fuoriuscire) e, a piacere, un'amarena sciroppata (io ne ho messe due, in quelli a barchetta).
Ricoprire con altra pasta frolla stesa, premendo bene i bordi per sigillare il pasticciotto, e rifilare la pasta in eccesso.
Con uno stuzzicadente fare un forellino al centro del dolce, spennellare la superficie con dell'albume e infornare a 180° per 20 minuti circa. Il pasticciotto dovrà presentarsi dorato e non dovrà presentare crepe in superficie. Non preoccupatevi se in cottura la copertura tende a sollevarsi dalla crema, raffreddandosi si riassesta.
Spolverarizzare con lo zucchero a velo e servire.

(*) L'ammoniaca è un agente lievitante impiegato per aumentare istantaneamente il volume dell'impasto. Va utilizzata in piccole dosi (20 gr per 1 kg di farina) e per dolci di piccola dimensione che ne permettano la dispersione. L'odore di ammoniaca che si sviluppa durante la cottura è del tutto normale e sparirà completamente una volta raffreddato il dolce.


sabato 28 marzo 2009

Crema pasticcera alla panna


Buon sabato a tutti! Qui il tempo, neanche a farlo apposta, è piuttosto grigio andante. Mi sembra giusto che ci sia il sole tutta la settimana e poi nel weekend venga brutto no?! Logico...sì sì. Tra le altre cose questo weekend sono da sola, M. è a Valencia per l'addio al celibato del cugino, quindi ne approfitterò per fare alcune cose in casa e lavorare di più dai bimbi, dove andrò stasera. Insomma, un weekend senza infamia e senza lode, indubbiamente. E non posso nemmeno ravvivarlo cucinando, perchè quando mi rimetto a regime faccio davvero fatica all'idea di farlo, mi passa decisamente la voglia, sia di ricercare piatti gustosi che di riproporli. Capiterà anche a voi, immagino e spero! Insomma, tutta sta solfa per dirvi che se notate che sto postando solo ricette dolci non è perchè la mia dieta si basa unicamente su torte, cheesecakes & co. ma proprio perchè cucinando pochissimo gli unici prodotti della mia cucina un po' più elaborati sono proprio i dolci del weekend.

Lo scorso fine-settimana mi sono finalmente dedicata a un dolce che volevo fare da tantissimo, praticamente da una vita, un dolce che anche quando l'ho visto tra i blog mica l'ho fatto subito, no, io se non me la tiro per un anno mica son contenta :-)) Comunque, visto che questo dolce, che posterò prossimamente, prevede l'utilizzo della crema pasticcera, ho deciso per una volta di accantonare la mia fida ricetta per provarne un'altra che mi aveva incuriosito, ossia quella della crema pasticcera alla panna di Paoletta.

Questa crema pasticcera è una creazione di Paoletta, che ha assemblato tre ricette: la pasticcera classica di Ciccioformaggio, tratta da Gennarino; la crema di Grisù con le uova intere, sempre da Gennarino; la crema di Adriano, a base di latte e panna fresca. Si tratta di una pasticcera in cui parte del latte viene sostituito da panna fresca e che, MIRACOLO!, non prevede solo tuorli con conseguente malaugurato accantonamento degli albumi in freezer (non so da voi, ma il mio ormai sputa fuori albumi come la macchinetta che lancia le palline da tennis!!) ma solo uova INTERE!!

Ne risulta una crema, oltre che di facilissima e velocissima esecuzione, estremamente delicata e vellutata, bella soda e adatta davvero a qualunque preparazione ed utilizzo (anche ad essere mangiata in punta di dita da chi di solito non ama creme e affini, purtroppo!).


CREMA PASTICCERA ALLA PANNA

Ingredienti:

400 ml di panna fresca
600 ml di latte fresco
1 baccello di vaniglia
4 uova intere
80 gr. di farina
300 gr. di zucchero
1 pizzico di sale

Procedimento:
Mettere in un pentolino il latte, la panna e il baccello di vaniglia aperto e portare quasi a bollore.
Nel frattempo, in un altro pentolino, sbattere bene con una frusta a mano le uova con lo zucchero e il pizzico di sale. Aggiungere la farina setacciata e mescolare ancora un po', poi unire il latte tutto in una volta versandolo da un passino a maglie fitte.
Mettere sul fuoco bassissimo mescolando di continuo con la frusta a mano. In 3' circa la crema è pronta.

mercoledì 4 marzo 2009

Pesche (o peschine) dolci



Quanto a ieri tutto è bene quel che finisce bene. Il nostro "amico" pare aver chiuso i battenti (e qui mi chiedo: ma non eri tu quello in buona fede?). Certo è che non si può mollare la presa, casi come questi ce ne sono da tempo e temo sempre ce ne saranno: l'unica soluzione è stare il più possibile vigili e collaborare tra noi per far sì che questi blog/siti vengano chiusi, garantendo il giusto rispetto al nostro diritto di autore. Che, badate bene, non vuol dire che non vogliamo condividere le ricette che proponiamo (che senso avrebbe altrimenti perdere tempo con un blog? Noi stesse d'altronde prendiamo spesso le nostre ricette da altri, basta dirlo) ma che ci riserviamo quanto meno i diritti sulle immagini che scattiamo e sulle parole che scriviamo, il che è una questione anzitutto etica e di rispetto, prima ancora che giuridica.

A riguardo Stella di sale ha proposto questa iniziativa, un post per segnalare tutti gli abusi che riteniamo aver subito circa le nostre ricette e foto. Potete prelevare anche il bannerino di Blog uniti contro il plagio e apporlo nel vostro blog.

Passiamo dunque oltre. Ogni tanto mi viene il prillo di riproporre una delle ricette che faceva sempre il mio nonno paterno,che come vi dissi in gioventù fu anche panettiere. Faceva dei dolci spettacolari! Magari mio padre avesse preso da lui, lui che invece è mago di risotti Knorr e spaghetti al burro...

Una delle ricette dolci che preferivo e che chiedevo sempre a gran voce era quella delle "peschine", ossia delle pesche dolci. Anche quando non mangiavo quasi niente, di queste avrei potuto fare tranquillamente indigestione. Purtroppo nonno non ci ha lasciato la ricetta (ricordo che le sue erano più piatte e rossastre) ma qualche anno fa me la sono fatta passare da una conoscente e la trovo assolutamente valida, tanto che da allora faccio sempre questa. Sempre è una parola grossa, essendo piuttosto lunghe le faccio giusto una volta l'anno, ma il risultato ripaga ampiamente del tempo occorso...sono uno dei miei dolci preferiti!



Devo dire che ho visto in giro parecchie ricette di pesche dolci fatte con impasti panosi, quasi simil-brioche; nei miei ricordi le peschine sono sempre state fatte da un impasto simile alla frolla soffice, quindi è così che ve le ripropongo. Farcite di delicata crema pasticcera (io le prediligo così, ma sono ottime anche ripiene di crema al cacao, o di Nutella), bagnate nell'Alchermes (Elga qui ci racconta qualcosa di più su questo liquore) e rotolate nello zucchero semolato, questi allegri, friabilissimi, dolcetti di piccola pasticceria conquisteranno tutti. Attenzione perchè sono irresistibili!

Come potete notare le mie pesche sono piuttosto rosate, questo perchè non amo imbibirle di Alchermes (nonostante non sia molto forte come liquore), quindi ve le passo abbastanza velocemente. Vi assicuro che anche così, grazie al Sassolino e alla crema pasticcera nell'incavo, rimangono molto fresche e nient'affatto secche.


PESCHE DOLCI

Ingredienti x circa 30 pesche:

400 gr di farina

100 gr di fecola

200 gr di zucchero

100 gr di burro fuso

2 uova
1 bustina di vanillina
1 bustina di lievito per dolci
latte q.b.

Inoltre:

Sassolino q.b.

Alchermes q.b.

zucchero q.b.

crema pasticcera, crema al cacao o Nutella q.b.


Impastare nel mixer la farina, la fecola, lo zucchero, le uova, il burro fuso, la vanillina e il lievito, aggiungendo latte quanto basta ad ottenere un impasto sodo (come quello della pasta frolla). Lavorare nergicamente a mano fino a quando l'impasto sarà liscio e omogeneo.
Con le mani fare delle palline di circa 18 gr. di peso, disporle su di un foglio di carta forno, schiacciarle leggermente, quindi cuocerle in forno preriscaldato a 170° (ventilato) per 15-17 minuti. Devono essere appena dorate. Una volta raffreddate, svuotarle con l'ausilio di un cucchiaino o di uno scavino, spennellarne l'interno con del Sassolino e riempirle con la crema pasticcera, con quella al cacao o con Nutella. Unire due semisfere il più possibile somiglianti, passarle velocemente in un piatto con l'Alchermes in modo da bagnarle in tutti i punti e rotolarle nello zucchero. Disporle su dei pirottini colorati, riporle al fresco e servire.


Se può farvi comodo, eccovi la ricetta della mia crema pasticcera.

CREMA PASTICCERA

Ingredienti:
3 tuorli
5 cucchiai zucchero
2 cucchiai farina
400 ml latte
scorza di limone o stecca di vaniglia (non usare aromi artificiali)

In un pentolino portare a bollore il latte con il limone o la vaniglia. Spegnere e far raffreddare 20 minuti.
Intanto in una pentola sbattere leggermente i tuorli con una forchetta. Unire lo zucchero e un pizzico di sale. Sbattere con le fruste elettriche finchè si ottiene un composto chiaro e spumoso, ci vorranno almeno 5 minuti. Incorporare la farina mediante un setaccio e mescolare delicatamente con un cucchiaio di legno. Unire a filo il latte raffreddato (privato della scorza o della stecca), avendo cura di sbattere con un frustino finchè il composto non è omogeneo.
Mettere sul fornello più basso a fuoco minimo e portare a cottura mescolando di continuo con la frusta. Al primo bollore spegnere, se è ancora liquido lasciare al massimo un paio di minuti, non di più se no si rischiano i grumi. Non preoccuparsi se sembra ancora priva di corpo, si addenserà raffreddandosi.

mercoledì 4 febbraio 2009

Torta di pane con mele, uvetta e pinoli


Era da tanto che ero incuriosita dalla torta di pane e che volevo provarla. Delle molteplici ricette che avevo in casa, tuttavia, tutte prevedevano l'uso di amaretti, che non avevo a disposizione, quindi ho cercato in rete una variante che facesse al caso mio e sono approdata a questa di Sara.

A metà tra una torta di pane e una torta di mele, questo dolce, che ho deciso di arricchire con uvetta e pinoli, è veramente buonissimo, estremamente umido e per questo motivo piuttosto saziante. Data l'assenza di burro/olio e uova, tutto sommato è un dolce anche relativamente leggero...e allora perchè non dargli una botta di vita, accompagnandolo con una deliziosa salsa alla vaniglia calda, che è la morte sua?

Ovviamente la torta di pane, oltre ad essere una ricetta molto semplice, è un piatto estremamente povero (peccato che la raccolta di Precisina sia già scaduta...), adatto per riciclare avanzi di pane raffermo, che potrete arricchire con cioccolato e frutta secca a piacere.


TORTA DI PANE CON MELE, UVETTA E PINOLI
Ingredienti:
300 gr di pane raffermo
1 litro di latte
150 gr di zucchero

4 mele

60 gr di uvetta

20 gr di pinoli
1 bicchierino di Sassolino, rhum o altro liquore a piacere

cannella q.b.

burro q.b.

pane grattugiato q.b.

zucchero di canna q.b.

Ammollare il pane raffermo nel latte fino a quando non diventa morbido; occorreranno una ventina di minuti. Qualora il latte non ricopra tutto il pane, abbiate l'accortezza di mescolarlo ogni tanto per permettere a tutto il pane di assorbire il latte ed ammorbidirsi.
Mettere l'uvetta a mollo nel liquore.
Aggiungere lo zucchero, le mele sbucciate e tagliate a pezzetti, l'uvetta con il liquore, i pinoli, la cannella a piacere. Mescolare accuratamente.
Imburrare e cospargere di pangrattato uno stampo del diametro di 24-26 cm. e versarvi il composto, pareggiandolo con il dorso del cucchiaio. Qualora usiate uno stampo a cerniera, vi consiglio di incastrare tra il fondo e l'anello un foglio di carta forno per impedire al latte non ancora assorbito di fuoriuscire.
Cospargere la superficie di zucchero di canna e ultimare con qualche fiocchetto di burro. Infornare a 180° per 45 minuti circa, fino a doratura della superficie. Fate la prova stecchino: l'interno deve essere umido ma non bagnato.

E' ottima servita con una salsa calda alla vaniglia.




SALSA ALLA VANIGLIA

Ingredienti:

2 tuorli
4 cucchiai rasi di zucchero

2 cucchiai di farina
1 bustina di vanillina (o 1 stecca di vaniglia, o 1 cucchiaino di estratto)
120 ml di latte (più altro, se necessario)


Mettere i tuorli con lo zucchero in un tegamino d'acciaio inox e lavorarli con un cucchiaio di legno, unire la farina, la vaniglia/vanillina ed amalgamare bene; diluire col latte caldo e cuocere a fiamma bassa per un minuto.
Se si dovesse addensare troppo o raggrumare, aggiungere poco latte e frullare con il minipimer. Servire la salsa calda.

mercoledì 12 marzo 2008

Lemon curd



Innanzitutto mi scuso se sono poco presente ma sono sempre di corsa tra lavoro e università e ho davvero pochissimo tempo per passare dai vostri blog, che aggiornate così rapidamente che non posso non rimanere indietro...

Ieri ho fatto il Lemon Curd, era da un po' che me l'ero segnata in lista (eh si, perchè io sono una fanatica delle liste, e ne faccio anche dei piatti che devo preparare!) e ho colto l'occasione per utilizzare dei limoni freschissimi che mi sono stati regalati.

Inoltre mi serviva questo ingrediente per un dolce che ho fatto oggi pomeriggio ma che per ragioni di luce (casa mia a quest'ora pare un bunker!) non ho ancora fotografato (e anche se l'avessi fotografato non potrei metterlo su blog, dato che è per il mio moroso che domani compie gli anni :-*** )

Bando alle ciance, veniamo alla ricetta.




LEMON CURD
da una ricetta di Fiordizucca

Il lemon curd è una cremina inglese al limone: giallo intenso, si utilizza per riempire crostate o per farcire torte, si spalma sui muffins, sul pane, sugli scones, oppure si gusta a cucchiaiate o in punta di dita.

Ingredienti per 450gr circa di lemon curd:
3 limoni non trattati
200gr di zucchero
115gr di burro
4 uova

Lavate i limoni, grattugiatene la scorza e mettetela insieme al succo, in un contenitore resistente al calore (io ho utilizzato un pentolino). Aggiungete lo zucchero e il burro a pezzetti e cuocete a bagnomaria fino a quando non si saranno dissolti.

Sbattete le uova a parte ed aggiungetele al composto facendole passare attraverso un setaccio (ho saltato questa operazione). Mescolate prima con la frusta, poi con un cucchiaio di legno, fino a quando la crema non avrá iniziato a rapprendersi formando uno strato piú denso, velando il cucchiaio.

Rimuovete la crema dal calore; se la gradite finissima come me setacciatela e invasatela in vasetti sterilizzati.

Fate raffreddare e conservate in frigo: si mantiene per una decina di giorni.

Ecco a voi la mia colazione di stamattina: tutta in giallo-verde per festeggiare -finalmente- un po' di sole!
(...ehm, si, sto rileggendo i primi Harry Potter per poi proseguire con gli ultimi 2, che mi mancano...astenersi commenti imbarazzanti, please!)