Devo essere sincera con voi. Non ne avevo più voglia. Di cosa? Beh, semplicemente di portare avanti il blog. No, non era la solita crisi passeggera che mi prende ogni tanto, era un malessere più profondo, dato da ragionamenti che includevano il clima generale che percepisco intorno a questa realtà da un po' a questa parte, oltre che il tempo che mi porta via. Mi sono ritrovata a cucinare molto più volentieri senza avere l'ansia di dover fare in fretta per poter fotografare, senza il pensiero di come comporre lo scatto, senza il nervosismo di quando la foto non riesce, o perchè non c'è manco il tempo di farla (e
non è questione di rallentare ulteriormente i tempi, già notevolmente rallentati negli ultimi mesi), o perchè non mi piace come è risultata, senza il pensiero di scrivere il post. Mi sono interrogata sulle ragioni di questo malessere che ci portiamo dietro noi autrici di blog di cucina, eteroimposte o autoimposte che siano. Mi sono chiesta a chi/che cosa veramente serva tutto questo sbattimento. Mi sono fatta domande su persone che sento solo quando hanno bisogno di aiuto in cucina, di una ricetta, di un'idea. Mi sono sentita "diversa" quando mi è stato fatto capire, neanche troppo velatamente, che la mia è una "fissazione". Avevo deciso di lasciare passare un po' di tempo, ma giorno dopo giorno, anzichè migliorare, sentivo sempre meno la mancanza del blog. Avevo deciso che forse era il caso di chiudere, una volta per tutte.
E allora perchè sono qui a scrivere, direte?
Perchè nonostante sia quasi un mese che manco e quest'assenza sia forse passata inosservata, mi rendo conto che questo posto mi serve un po' come sfogo e come confronto. Non è sempre così, ahimè, spesso il confronto è veramente limitato rispetto allo sbattimento di fare un post, diciamocelo. Eppure questa sono io. Voglia di conoscere cose nuove, curiosità, semplice passione: chiamatela come volete. E non sono diversa: è solo che questo è il mio interesse principale, questa è la cosa che mi piace di più fare, questa la cosa che mi riesce meglio e per cui mi diverto di più a mettermi in gioco. I miei pensieri della giornata, le chiacchiere fatte più volentieri, i momenti più belli ruotano tutti intorno al cibo, alla cucina. Tutto qui.
Non m'importa di questa mia "stranezza", nè di fare la ricetta che nessuno ha mai fatto, nè la foto più figa della blogosfera, nè di essere "nel giro". Questa è la mia cucina, questi i miei pensieri, questi i miei ricordi. Possono piacere o meno, possono essere capiti o meno. Non devo renderne conto a nessuno se saranno interessanti o faranno addormentare, se scrivo una volta al mese o dieci, se faccio la ricetta presa dalla rivista o me la invento di sana pianta, se la foto è curata nei minimi dettagli o l'ho rubata nei cinque minuti che avevo alla luce artificiale delle sei di sera. Basta dogmi! Questi i miei propositi per il 2011: spontaneità e sostanza. Al diavolo tutto il resto.
p.s. ricetta strepitosa, buonissima, con i miei amati topinambour, scoperta recente (
provati la prima volta negli spaghetti, con un accenno, anche lì, di aglio e acciughe) ma di cui non posso più fare a meno. L'abbinamento di questo morbidissimo e delicato sformatino con la salsa di acciughe, mooolto saporita e robusta, quasi immangiabile da sola, è azzeccatissimo. Da rifare, e rifare, e rifare! La foto, come noterete, è stata "rubata" a tavola senza troppe pippe.
A proposito di sostanza, veniamo alla ricetta, che vi riporto con le mie annotazioni (
per l'originale, vedete il link qui sotto)
Sformatini di topinambour con salsa all'acciuga
ricetta di Giuliana - Coquinaria
Ingredienti per 4 pirofiline individuali:
Per gli sformatini:
500 gr topinambour da pulire
3 uova
90 gr panna liquida fresca
3 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
un limone
olio extravergine d'oliva
poco brodo vegetale
sale & pepe
Per la salsa:
1 vasetto scarso di acciughe sottolio sgocciolate
110 gr panna liquida fresca
1 spicchio d'aglio
un cucchiaio d'olio
Sbucciate accuratamente con un pelapatate i topinambour, lavateli bene e immergeteli man mano in acqua acidulata con succo di limone per non farli annerire. Sgocciolateli e tagliateli a tocchetti. In un tegame riscaldate un filo d'olio e unite i topinambour, aggiungete un po' di brodo vegetale e un pizzico di sale e cuocete a tegame coperto e a fiamma dolce per circa 20 minuti o finchè saranno molto morbidi, aggiungendo un altro pochino di brodo qualora dovessero asciugarsi troppo. Quando saranno cotti, prelevateli dal liquido residuo e frullateli bene col frullatore, anche a immersione; lasciate intiepidire la purea ottenuta. A parte, in una terrina, sbattete leggermente le uova con la forchetta, unite la panna ed il parmigiano, quindi aggiungete la purea di topinambour e regolate di sale e pepe.
Imburrate abbondantemente uno stampo a piacere o degli stampini individuali (di ceramica o di alluminio), cospargeteli di pangrattato e versatevi il composto utilizzando un mestolino. Riponete lo stampo/gli stampini in una teglia in cui verserete due/tre dita di acqua calda, ma non bollente. Ponete la teglia in forno a 180° per circa 30/35 minuti (saranno pronti quando risulteranno resistenti al tatto); trascorso questo tempo, togliete lo stampo/gli stampini dal bagnomaria e proseguite la cottura in forno per altri 5 minuti. Lasciate riposare qualche minuto, sformateli e serviteli con la salsa all'acciuga.
Per la salsa all'acciuga: in un pentolino versate il cucchiaio di olio, unite lo spicchio d'aglio intero, versate le acciughe e lasciatele disfare dolcemente. Unite la panna fresca e lasciate sobbollire a fuoco basso, facendo ridurre un po'. Quando il composto si sarà un po' addensato, togliete l'aglio e servite la salsa insieme allo sformato/agli sformatini.