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lunedì 4 novembre 2013

Bread & Butter Pudding con uvetta e cranberries



bread and butter pudding  

Nel post del giveaway (a proposito, state continuando a partecipare, vero?), c'eravamo lasciati con una promessa, quella della ricetta di un dolce che adoro proporre per i pranzi di famiglia.

Questo dolce rappresenta uno dei ricordi più intensi del mio viaggio a Londra di ormai un anno fa. Ricordo ancora come mi sono stupita della bontà e della sensazione confortante di quel cucchiaino pieno di pudding portato alla mia bocca, poi alla sua, poi di nuovo alla mia, fino a contenderci l’ultimo, ambito boccone.

Il pudding non è un dolce tipico inglese: è il dolce inglese per eccellenza. La cosa interessante è che si presta a mille varianti e si può fare praticamente con tutto ciò che di lievitato desideriamo riciclare: pane raffermo, vecchio di qualche giorno, preferibilmente in cassetta e comunque senza crosta, pan brioche, treccia al burro, croissant, panettone, pandoro, colomba. A ciò potrete aggiungere uvetta, frutta secca, in primis noci tritate, frutta fresca come mele, pere o frutti di bosco, marmellata di arance, cioccolato fondente ecc.

domenica 13 ottobre 2013

No knead bread, il pane senza impasto (finalmente!)

no knead bread

Pochi minuti fa ripercorrevo  - per mera curiosità e in modo del tutto random - il mio blog all'indietro. E mi sono ritrovata a pensare: "ma guarda come scrivevo bene, com'ero sagace...ma ero proprio io?". Devo ammettere con una punta di malinconia di aver perso la loquacità scritta di un tempo: scrivo sempre tanto, è vero, ma la creatività che mi contraddistingueva un tempo deve essersi persa per strada, probabilmente vittima di una sorta di lobotomizzazione post-epoca lavorativa. Passare la propria giornata al pc al lavoro (o, nei casi peggiori, a discutere con qualcuno...) non deve essere propriamente stimolante per i miei neuroni. Prova ne sia che nel weekend, all'atto del sacro post settimanale, faccio davvero fatica a mettere insieme più di due parole di fila sensate su questo "foglio virtuale" bianco. Qualcuno (clamorosamente di parte) direbbe che non è vero, che scrivo sempre bene, ma io questa differenza la noto eccome. Forse effetto anche di una minore spensieratezza, chi lo sa! Fatto sta che quello che noto, anche, è una sempre maggiore sicurezza in cucina, dove mi destreggio con molta minore dabbenaggine di qualche anno fa: il numero delle schifezze si è drasticamente ridotto e, anzi, sto ottenendo anche grandissime soddisfazioni.

"Ah beh, grazie..."  - direbbe qualcuno, mentre l'occhio gli cade sul titolo del post - "...se questo è il livello di difficoltà delle ricette che proponi...".
Ora, chi lo dice che le ricette gnocche debbano per forza essere meno fighe di quelle impestate? ANZI. Nel mio metro di giudizio sono proprio quelle che mi stampo a caratteri cubitali nella memoria, pronta a rifarle non appena ne avrò l'occasione.

Sfido chiunque a non aver mai sentito parlare del mirabolante no knead bread, che si caratterizza per un metodo semplicissimo di “impasto senza impasto” e che produce un pane ottimo e fragrante con davvero il minimo sforzo (occorre avere solo un pochino di pazienza per i lunghi tempi di riposo). L’ideale per chi, come me, ama le preparazioni semplici e caserecce. E’ una ricetta che spopola da anni tra i foodblog stranieri e italiani e i forum di cucina in molteplici varianti: con lievito di birra o con lievito madre, con farina di forza o semplice farina 0, eventualmente tagliata con semola rimacinata, arricchito con semini vari o con olive, pomodori secchi e altre prelibatezze.

martedì 11 giugno 2013

FFF: Falafel Furbissimi al Forno, via Marco Bianchi

falafel al forno

*Falafel* 

Dicesi Falafel (o Felafel) polpettina a base di ceci (attenzione! Non ho detto farina di ceci, ma ceci, avete presente quei cosetti tondi un po’ bitorzoluti? Ecco, quelli), aglio, cipolla e spezie (quella principale è il cumino) tipicamente araba, dove rappresenta lo street food per eccellenza. Come la piadina de noantri, insomma. Volendo essere puristi, andrebbero fatte coi ceci crudi precedentemente ammollati; ma siccome qui si parla di ricetta veloce pret-a-manger (vedi alla parola “Furbissimi”) credo lor signori mi passeranno lo sgarro di averli fatti con ceci già cotti. Dieci Ave Maria.


*Furbissimi* 

Perché sono stra-veloci da fare, di quelli che “torno tardi dal lavoro, non so cosa mettere in tavola, non ho nemmeno voglia di pensarci e no, la fettina di carne lasciamola pure lì dov’è che sono già abbastanza aggressiva di mio”.


*Al Forno* 

Tradizionalmente sono fritti. Ma io ve li propongo al forno, perché oltre ad essere un piatto veg, ricco di buone proteine vegetali, così riduciamo anche i grassi e mangiamo più salutare. Il fritto fatto bene è anche buono ma volete mettere il senso di pace notturno quando non avrete sullo stomaco il cinghiale della nota pubblicità di digestivo? (ok facciamo finta che siano anche senza aglio e cipolla ;))

sabato 16 marzo 2013

Gulasch di manzo

gulasch-lagrein

Cari i miei lettori, eccomi qui. Mi spiace essere mancata per due mesi dal blog ma in questo periodo ho avuto altre priorità che mi hanno tenuta lontana. Solo cose piacevoli, lo specifico, non fosse mai che qualcuno si preoccupasse per me a leggere queste parole! Ma anche le cose belle, a volte, impongono di fare delle scelte, non foss'altro di tempo o per mero spirito di sopravvivenza ;)

Non mi sono mai piaciute le assenze, specie se ingiustificate: c'è sempre quel che di farraginoso nel ritentare un contatto dopo che si è mancati per un po'...così nella vita reale, così in questo spazio virtuale. Quindi, bando alle ciance, tagliamo corto e speriamo che questa ricetta che vi propongo adempia al compito di riavvicinarmi con agilità al blog e a tutti voi.

In questo periodo non ho certo smesso di cucinare nè, di tanto in tanto, di fotografare. Ho trovato anche il tempo di rilasciare un intervista a Ilaria Mazzarotta per Riso Flora, fate voi :)

Una delle ricette preparate l'ho realizzata per la collaborazione che mi lega da qualche tempo a San Geminiano Italia, che ogni mese propone sul suo sito una mia ricetta, nuova o già proposta in passato sul mio blog, abbinata ai loro deliziosi vini.

venerdì 19 ottobre 2012

Di riflessioni, cucina (quasi) thai e weekend altoatesini

Thai green chicken curry

Confesso di stare passando un periodo di forte demotivazione. In verità l'entusiasmo che metto nello scrivere le pagine di questo blog, i racconti di vita di tutti i giorni, le ricette, i reportage è sempre lo stesso, ma noto con rammarico che il riscontro che ne ricevo non è più quello di un tempo. E questo mi dispiace molto. Un tempo avevo molto più tempo da dedicare non soltanto alla cura del mio blog, ma anche allo scambio di opinioni con altri appassionati come me. Ora che il tempo è molto, molto poco, noto che il blog ha sempre tantissimi accessi quotidiani, ma è praticamente morto dal punto di vista del dialogo e del confronto. 

Non credo che piangersi addosso sia lo strumento giusto per risolvere un problema, ma ritengo corretto esprimere la mia perplessità e la mia indecisione di fronte alla prosecuzione di un'esperienza che a me dà ancora tanta gioia, e chissà, forse anche a chi legge e usufruisce delle ricette, ma che sta diventando un lungo e sterile monologo con me stessa. Questo, per quanto non mi renda certo felice, non è ancora abbastanza per farmi decidere di appendere una volta per tutte la tastiera al chiodo. 

Spero solo di tutto cuore che tu, che ora stai leggendo queste parole, capisca quanto questo blog e anche la mia motivazione a tenerlo in vita si nutrano delle tue impressioni, dei tuoi suggerimenti, delle tue opinioni, delle tue idee. Senza questi aspetti, lo dico senza timori, tutto questo non avrebbe davvero più senso.

domenica 15 aprile 2012

Gli scones all'uvetta di Rose Bakery

Scones all'uvetta

Ed è già passato ormai un altro mese senza quasi che me ne accorgessi. Ed è strano, perchè di curare questo mio spazio ne avrei anche voglia, e parecchia anche, ma il tempo manca completamente e seppure continui a cucinare (d'altronde noialtri si mangia, e direi che si vede anche :D) il problema fondamentale, ovviamente, restano le foto. A volte mi manca la voglia anche solo di tirare fuori la fotocamera e di tentare qualche scatto al volo. Di preparare set appositi e perder tempo a cercare l'angolatura e la luce giusta non se ne parla nemmeno: ormai persino il weekend, l'unico momento in cui riuscivo a farle, le foto sono catturate al volo, così come capita. Ma va bene così. Ci sono periodi della propria vita che le cose non riescono proprio perfette come uno vorrebbe, ma d'altronde siamo umani e quindi via, avanti tutta.

La maggiore difficoltà, quando passa così tanto tempo, è riuscire a trovare le parole da digitare sulla tastiera, senza che tutto ciò che compare sullo schermo risulti ai miei occhi banale e noiosetto. Cosa posso raccontarvi? Succedono tante cose in un mese che nemmeno me le ricordo tutte! Vediamo un po'... Il 38esimo compleanno di un certo signor moroso, che ha una morosa talmente mitica da fargli prendere un giorno di ferie (e prenderselo anche lei, ehi), organizzargli un brunch coi fiocchi (e qui chi mi dice "che fortuna, un giorno di ferie...ti sei riposata?" è morto) a base di croque monsieur, spremuta d'arancia, macedonia di fragole e banane, scones all'uvetta e una selezione di marmellate, seguito da un pomeriggio alla SPA, massaggio di coppia con olio profumato e candele incluso. Poi c'è stato l'incontro tanto atteso con una personcina deliziosa, la mia adorata Mari: una giornata a spasso per Bologna a chiacchierare come se ci conoscessimo da una vita e in giro sbavando tra bancarelle del mercato, Maisons du Monde, negozietti bio, deliziose caffetterie e tanto altro. Mari, quando ci rivediamo? Prestissimo spero! E poi il Vinitaly, e infine la Pasqua: siamo stati dai di-lui-parenti in Puglia e sono stati quattro giorni all'insegna della chiassosa allegria e delle interminabili mangiate, seppure il tempo non sia stato affatto clemente. La macchina, al rientro, tra taralli, mozzarelle e salsicce al finocchietto era talmente piena di prelibatezze che per poco non impennavamo in autostrada, occorre che ve lo dica? :)

Ho chiacchierato abbastanza? Che poi chevvenefrega, dico io. Forse vi interessa di più la ricetta no? Della serie, ce la fai vedere e poi tante parole da rimambirci e nun se magna? :D 

Questi qui, dire che li ho adorati è dire poco. Non avevo mai provato gli scones, a parte un'esperienza a dir poco tragica di parecchi anni fa, quando nel tentativo di produrre un dolcetto poco calorico in periodo di dieta, mi ero lanciata nell'infausta idea di testare una ricetta di scones integrali al miele e sesamo. Una schifezza senza precedenti. La ricetta era completamente sballata e non specificava lo spessore della pasta: non conoscendo prima di allora gli scones, avevo ottenuto delle simil-gallette del peso specifico del piombo che avrebbero dignitosamente retto il paragone con le pedine da dama.
Con questa ricetta, invece, vi assicuro che siete a prova di bomba. Soffici, scioglievoli, poco zuccherati, si prestano perfettamente per l'ora del tè o per un pigro brunch domenicale, ancora tiepidi, aperti in due direttamente con le mani e farciti con un velo di buon burro tedesco e una generosa cucchiaiata di marmellata di fragole o di more di rovo. Tra l'altro sono foolproof e velocissimi da fare, e il bello è che ne potete produrre in quantità, quando ne avete il tempo, e congelarli negli appositi sacchettini da freezer, tirandoli fuori quando vi servono e passandoli quel tanto che basta da intiepidirli nel microonde, modalità scongelamento.

Sento qualche vocina dal fondo... come sarebbe a dire "cosa sono gli scones"?! E io che pensavo che ormai lo sapessero tutti ;) Si tratta di una sorta di paninetti dolci inglesi, compatti, ma al tempo stesso morbidi e scioglievoli, che vengono presentati per l'ora del tè, per la colazione o per il brunch e serviti con burro o panna semi-montata (gli inglesi usano la clotted cream, che dà il nome anche al tradizionale cream tea) e marmellata (tipicamente di fragole, meglio se a ridotto contenuto di zuccheri). Ne esistono tantissime varianti, dolci (con uvetta, noci, sciroppo d'acero, mirtilli...) e persino salati.
Io ho utilizzato la ricetta dei sultana scones, tratta dal ricettario di Rose Bakery "Breakfast, lunch, tea"), via Cavoletto (blog, ma anche libro).

Scones all'uvetta

Scones all'uvetta di Rose Bakery

Per più di 20 scones:
500 gr di farina
300 ml di latte
160 gr di uvetta
110 gr di burro morbido
2 cucchiai abbondanti di lievito per dolci
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di sale
1 uovo

Setacciate la farina insieme al lievito, unite lo zucchero e il sale e mescolate. Aggiungete il burro morbido a fiocchetti e, con la punta delle dita, sfregatelo con la farina finché non sia completamente assorbito. Unite l'uvetta, poi versate il latte al centro e, con una forchetta, iniziare ad amalgamare. Lavorate  rapidamente l'impasto con le mani, aggiungendo un po' di farina qualora risultasse troppo liquido, fino a quando non sarà più colloso.
Su una spianatoia leggermente infarinata, stendete l'impasto a 3 cm di spessore e, con un tagliapasta rotondo di 5 cm di diametro, ritagliate gli scones, rimpastando gli avanzi di impasto e ripetendo l'operazione fino ad esaurimento. Disponete gli scones su una teglia da forno rivestita con carta da forno, lasciando un pochino di spazio fra ognuno, in modo tale che in cottura non si tocchino. Sbattete l'uovo con una forchetta e utilizzatelo per spennellare la superficie degli scones. Infornateli a 200° per 15-20 minuti, finché saranno leggermente dorati. Sfornateli e trasferiteli delicatamente a intiepidire su una griglia. Serviteli ancora tipiedi con burro e marmellata.

lunedì 5 marzo 2012

Guacamole

Guacamole [Iphone]

Per chi, come me, per sua natura vive ogni giorno alla ricerca di in un costante equilibrio tra l'euforia e l'inquietudine, un weekend trascorso senza il patema d'animo del "ho tutto da fare-non so da che parte prendere" sarebbe una vera manna dal cielo.  Mi spiego meglio.

Sabato mattina: sveglia alle 7.00, che il moroso va a lavorare. Il tempo di raccogliere le forze e parto con grandi pulizie e lavatrici, con in sottofondo le Kris di Radio 105 in compagnia di uno psicologo che spiega il dramma interiore della donna moderna, combattuta fra carriera e un retaggio storico di doveri domestici che non riesce più a gestire, con conseguenti crisi d'identità e di autostima. Glom. Intervallo l'aspirapolvere a cucinare qualcosa senza troppo sbattimento: qualche salsina da accompagnare alle tortilla chips come stuzzichino pre-pasto (guacamole & tzatziki, che invenzioni!), poi una vellutata di carote e zenzero velocissima e davvero deliziosa. Operazione svuota-frigo perfettamente riuscita, mi congratulo con me stessa, gimme five girl. Sabato pomeriggio: si finiscono le pulizie e si va da Decathlon a comprare per lui una bicicletta e di quei pantaloncini imbottiti che sembra che abbiano dentro un assorbente (!), una spesa veloce e a casa, dove ti aspettano il sushi scongelato preparato in quantità più che industriale la settimana precedente (operazione congelamento miseramente fallita, per quanto mi riguarda) e due arrostincini arrostiti alla piastra, così, senza pretese. Prima di andare a letto, metto su il brodo per il giorno dopo, e il profumo di domenica domestica ci accompagna tra le braccia di Morfeo. 

The day after: tortellini in brodo, quelli meravigliosi che ho fatto al corso da "sfoglina" alla Locanda del Tortellino, interamente a mano (tiratura della pasta compresa); bollito con salsa verde con l'uovo sodo tritato, come tradizione vuole; un cake di mele e buttermilk perchè se non c'è il dolce ci sentiamo incompleti. Il tempo di sparecchiare e di oziare un'oretta sul divano e si impasta la pizza per la sera (via la finta modestia, è venuta uno spettacolo!), poi un salto al vivaio, a riempirsi gli occhi di primule, ciclamini e azalee in fiore. Torno a casa felice, con in mano il mio cartone di primule multicolore, mini azalee, garofanini e giacinti e quasi mi dimentico che il weekend è già finito e che una nuova settimana di lavoro è alle porte. E non ho stirato manco sta volta, porca paletta :)

Et voilà, una ricetta per le donne sempre di corsa, che non rinuncerebbero per niente al mondo al piacere di mangiare qualcosa di home-made anche quando hanno i secondi contati. Io questa salsina messicana l'adoro, l'unica cosa veramente importante è utilizzare un avocado bello maturo, che si riconosce dalla buccia scura e dal rumore che fa il nocciolo scuotendo il frutto, indice del fatto che si è staccato dalla polpa. E' perfetta da servire per una cenetta della domenica sonnecchiosa sul divano o a un party con amici, accompagnata da tortilla chips, tacos, fajitas e carne in genere.

Guacamole

per qualche informazione sulla sua origine: qui e qui
credits per l'ispirazione: Chez Babs

Ingredienti:
un avocado bello maturo
il succo di un lime
uno spicchio d'aglio, schiacciato con lo spremi aglio
peperoncino in polvere q.b. (o un peperoncino rosso fresco)
una manciata di coriandolo fresco, tritato finemente
olio extravergine d'oliva
sale

Inoltre, a piacere:
un poco di cipolla o cipollotto rosso di Tropea, tritati grossolanamente
un cetriolo, a cubettini
un pomodoro o dei pomodorini rossi e sodi, a cubettini

Aprite l' avocado tagliandolo a metà, togliete il nocciolo e prelevatene la polpa, che metteterete in una ciotola e schiaccerete con una forchetta. Aggiungete il succo di lime, l'olio, l'aglio, il peperoncino in polvere (o fresco, a rondelle) e aggiustate di sale.
Se volete, potete completare con dei cubettini di pomodoro (ben strizzati) e di cetriolo (che avrete privato dei semi) e un poco di cipollotto fresco o cipolla rossa tritati. Completate con il coriandolo tritato, mescolate e servite accompagnando con nachos/tortilla chips.

E' consigliabile preparare la guacamole all'ultimo momento, prima di servirla, ma nel caso la prepariate con un poco di anticipo, abbiate cura di coprire ermeticamente la ciotola con pellicola trasparente per rallentare l'ossidazione dell'avocado.

sabato 18 febbraio 2012

Pollo al curry con le mele. Il mio.

 
Pollo al curry con le mele

C'è una ricetta che qui è una delle più richieste e che viene sempre spazzolata con estremo gusto (e richiesta con una certa insistenza, quando passa troppo tempo prima di rifarla). Non so come mai, ma mi capita spesso che le ricette che faccio sempre, quelle che ormai sono entrate a pieno diritto nel mio dna, siano poi le ultime ad essere condivise. Stavolta ci è scappato uno scatto fugace con l'Iphone, quindi finalmente è giunto anche il suo momento di gloria.

E' da alcuni anni, ormai, che ho scoperto questa preparazione e non l'ho più abbandonata. Certo, sono assolutissimamente aperta all'idea di sperimentarne varianti e similari (d'altronde il pollo è una carne così versatile!), ma credo di non esagerare se dico che questa rimarrà per sempre *la mia ricetta preferita* di pollo al curry. Cipolla, mele e yogurt greco, infatti, si sposano a meraviglia e compongono un piatto succulento, cremoso e corroborante. Un'abbondante dose di riso basmati bollito in accompagnamento, da irrorare generosamente con il sughino del pollo, e via, a tavola!

E ora una piccola parentesi formale: spero che non vi sconvolga troppo questo taglio fotografico di tanto in tanto molto più easy che sta prendendo il blog, a me non dispiace affatto devo dire. E voi, cosa ne pensate? E, a parte questo, avete per caso qualche desiderio da esprimere, ossia cose che vorreste vedere da queste parti, curiosità che vorreste soddisfare, cose che vorreste assolutamente cambiare? Sono tutt'orecchi!

Buon weekend :)

Il mio pollo al curry con le mele

Ingredienti:
400 gr di petto di pollo intero (o di sovracosce di pollo disossate e private della pelle)
farina q.b.
1 cipolla bionda
1 mela
olio extravergine d'oliva q.b.
burro q.b.
curry, a piacere
acqua calda q.b.
sale
qualche cucchiaiata di yogurt greco

Prendete il petto o le sovracosce di pollo, tagliatele a bocconcini regolari ed infarinateli. Tritate finemente la cipolla e sbucciate e riducete a cubetti la mela.
In un tegame antiaderente dai bordi mediamente alti, fate rosolare in un filo d'olio e una noce di burro la cipolla, quindi unite i cubetti di mela e fate insaporire insieme per alcuni minuti. Unite i tocchetti di pollo e fateli rosolare a fuoco vivace, mescolando frequentemente. Quando saranno ben dorati su tutti i lati, aggiungete il curry disciolto in poca acqua calda (io ne metto un paio di cucchiaini abbondanti, ma dipende dal vostro gusto e da quanto è saporito). Aggiungete altra acqua calda, laddove necessario, fino a portare a cottura il tutto (dovrà risultare ancora umido, ma non dovrà esserci troppo liquido). Verso la fine, aggiustate di sale. A cottura ultimata, fuori dal fuoco, mantecate con qualche cucchiaiata di yogurt greco, fino ad ottenere una consistenza cremosa. Servite con riso basmati bollito e insaporito con una piccola noce di burro.

martedì 20 dicembre 2011

Mini stollen al marzapane

Mini-stollen al marzapane


Oh beh. Pare sia arrivato di nuovo il periodo di Natale :) posso spolverare questa foto scattata lo scorso anno e mai pubblicata perchè, per mia negligenza, sono arrivata lunga coi tempi e il Natale era
già bello che passato. Sai che magia parlarvi dello Stollen quando ormai sta facendo capolino la primavera? (senz'altro sarei stata originale...!) :)

Tra l'altro mi piangeva anche il cuore, lasciarla lì a impolverarsi, sta foto perchè alla fine è una di quelle che mi è riuscita meglio in tutta la mia vita (non che ci voglia poi molto eh) e la ricetta, beh, la ricetta è quella di un dolce che incarna l'essenza del Natale, con le uvette, il marzapane, i canditi, le scorze di agrumi e tutta quell'altra roba dolcissimissima e speziatissima che lo caratterizza. Che poi a me il marzapane non piace mica, sapete, però che Stollen sarebbe senza marzapane? No dico, sarebbe come un tortellino senza ripieno (che poi ho scoperto da poco esistere pure. Pare si chiami tortellino matto...Quindi alla fine potrebbe esistere anche uno Stollen matto? Non ci sono più le mezze stagioni...si stava meglio quando si stava peggio....ok, la finisco).

E mò beccatevi la ricetta di questo dolce natalizio tedesco (c'è chi dice che sia bavarese, chi della zona di Dresda: per non scontentare nessuno...) che viene tradizionalmente preparato il 6 dicembre e lasciato "maturare" fino al 25 (ok, ok, amici teTeschi, sono un po' in ritardo, ne convengo!).
Ecco, circa questo particolare della maturazione, occhio perchè, per esperienza personale ed in barba alla tradizione, secondo il mio modesto parere tende un po' troppo a seccare se non consumato entro pochi giorni (anche se conservato in sacchetti da freezer ermeticamente sigillati e riposto in un luogo fresco e asciutto riuscirete a farlo mantenere un poco più a lungo!)
Mini Stollen al marzapane

ricetta di Sigrid Verbert - Regali Golosi, pag. 62


Ingedienti per 6 mini stollen:

200 gr di uvetta
50 gr di canditi all'arancia

la scorza grattugiata di un limone bio

2 cucchiaini di estratto di vaniglia
1 cucchiaino di cardamomo in polvere

una presa di pepe bianco in polvere
2 cucchiai di rhum


Per il lievitino:

150 ml di latte tiepido

12 gr (mezzo cubetto) di lievito di birra fresco
125 gr di farina

1 cucchiaino di zucchero semolato

Per l'impasto:

375 gr di farina

1/2 cucchiaino di sale
3 cucchiai di zucchero di canna

50 gr di burro morbido
2 uova

Inoltre:

300 gr di pasta di mandorle per il ripieno

burro fuso per spennellare gli stollen
abbondante zucchero a velo per spolverizzarli


In una ciotola, mescolate l'uvetta, i canditi, la buccia di limone, le spezie (estratto di vaniglia, cardamomo e pepe bianco) e il rhum: lasciate riposare per un'ora.

In una seconda ciotola, sciogliete il lievito sbriciolato nel latte tiepido, aggiungete la fartina e lo zucchero semolato, mescolate velocemente con un cucchiaio e fate riposare per un'ora.

Aggiungete poi al lievitino il resto della farina, il sale, lo zucchero di canna, il burro morbido, le uova e impastate il tutto fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. COprite e lasciate lievitare per un'ora. Aggiungete poi la frutta secca, reimpastate e dividete l'impasto in 6 pezzi.


Stendete ogni pezzo in un ovale di 1 cm di spessore. Dividete la pasta di mandorle in 6 pezzi e date a ognuna la forma di un salsicciotto largo quanto i dischi di pasta. Sistemate un pezzo di pasta di mandorle al centro di ogni pezzo di pasta, ripiegate i lembi sopra la pasta di mandorle e chiudete bene. Disponete gli stollen su una teglia rivestita di carta da forno e lasciate lievitare per 30 minuti. Infine, infornate a 180° per circa 30 minuti. Una volta estratti dal forno, spennellate gli stollen cotti con un po' di burro fuso e spolverateli abbondantemente di zucchero a velo.

sabato 2 luglio 2011

Confessioni di una hummus dipendente

Hummus di cannellini + grissini al sesamo

Confesso. Confesso di non aver voglia di scrivere nulla. Sono dei giorni molto frenetici e intensi, ho bisogno di andare al mare. Di sole, di nuotate, di vento fra i capelli, di crema al profumo di cocco e papaya, di sabbia sotto i piedi, di libri impiastricciati di ditate e un po' increspati dall'umidità. Di aria fresca e frizzantina al mattino, di thè freddo, di ghiaccioli, di sedere sul balconcino in attesa di uscire per cena, mentre il costume appena lavato sgocciola ancora un po' troppo e ti bagna i piedi. Ho voglia di vedere posti nuovi, di immortalarli, di scovare qualche ristorantino dove mangiare e da consigliare agli amici al ritorno. Di tornare con la valigia piena di ricordi, di oggettini carini e di ingredienti locali. Mare, dove sei? Quanto sei lontano? Ancora un mesetto e ci siamo, vero?

Intanto, oggi, hummus di cannellini. Per chi proprio in questi giorni non ce la può fare, eppure ad un'invitante cremina da aperitivo non sa proprio dire di no. Ispirazione: il solito diavoletto tentatore, il Cavoletto. Buon weekend!

Houmous, hummus o hommos che sia, è il purè di ceci (qui trovate come lo faccio io di solito!) o cannellini salva-aperitivi per eccellenza. Basta buttare nella ciotola del mixer una scatoletta di cannellini o ceci, scolati e sciacquati, uno spicchio di aglio, un cipollotto fresco o un pezzo di cipolla rossa, un abbondante cucchiaio di tahine (pasta di sesamo, da avere sempre nel frigo! La trovate al Naturasì), il succo di un limone, un generosissimo filo di olio extravergine d'oliva, una presa di sale e una bella macinata di pepe. Frullare il tutto finchè non si ottiene un composto omogeneo e cremoso, versarlo in una ciotola, coprirlo con pellicola e lasciarlo riposare un'oretta in frigo. Al momento di servirla, spolverare la cremina con un po' di paprika o di peperoncino in polvere ed accompagnarla con spicchietti di pitta, piadina, taralli o fettine di pane tostato. Io vi consiglio vivamente di intingerci generosamente dei Fagolos....ehm...grissini al sesamo :)

mercoledì 17 novembre 2010

Zwiebelkuchen (per gli amici italiani torta di cipolle tedesca)

Zwiebelkuchen - torta tedesca di cipolle

A volte penso di non essere propriamente una brava foodblogger. Mi piacerebbe partecipare più attivamente a determinate iniziative, essere presente e recettiva verso le novità, provare cose nuove che mi riprometto di fare da millenni (a quanto pare ho avuto una serie di vite precedenti in epoca egiziana, greca, romana e via in avanti, altrimenti non si spiegherebbe la quantità di cose che vorrei provare che sto accumulando da soli 5 anni a questa parte), reperire e sperimentare con ingredienti di qualità ma più di nicchia, organizzare il mio primo contest o creare una raccolta di ricette presenti sul mio blog e via dicendo. La realtà è, come vi accennavo, che arrivo a sera che ho voglia sì e no di mettere su un brodino. C'è di fondo che mi piace informarmi e conoscere ricette nuove, tradizioni gastronomiche regionali italiane ma anche straniere, mi incuriosiscono le storie che ci stanno dietro; in teoria cucinerei non appena ho un attimino libero, in pratica mi ritrovo a guardare ricette su web e/o sfogliare libri e riviste senza concludere poi niente. Vivo sommersa di foglietti volanti con appuntati i miei programmi di cucina per il weekend a venire, resta il fatto che ogni tanto ne riesumo persino di risalenti ad annate passate.

Comunque sia, ora la finisco di autocommiserarmi - del tutto scherzosamente, sia chiaro!- e vi dimostro che a volte riesco anche a essere bravina, dai. Prima però ne approfitto per scusarmi con tutte le persone che mi mandano delle e-mail con richieste e proposte varie a cui riesco a rispondere spesso dopo tanto, troppo tempo e, a volte, persino perdendole per strada. Vorrei confortarle che prima o poi arrivo, purtroppo ora non ho più i ritmi di un tempo! Non sono incluse nel discorso, invece, le e-mail che propongono scambi di link e partecipazione ad aggregatori vari di cui, francamente, scusate la schiettezza, ho un po' piene le scatole, ecco :)

Venendo a noi, sapete cos'è la Zwiebelkuchen? Sì? No? Beh, ve lo dico io, guardate come sono buona oggi :) Si tratta di una torta salata tedesca (ma và?) a base di cipolle, in particolare tipica della zona di Stoccarda. Nello specifico, è una torta di pasta lievitata, farcita con cipolle cotte a vapore o soffritte dolcemente, uova, panna acida, dadini di speck o di pancetta affumicata e semi di cumino. Si mangia principalmente in autunno per accompagnare il Federweißer, un vino novello in cui il mosto d’uva ha appena iniziato la fermentazione, quindi piuttosto acidulo.

A noi è piaciuta moltissimo e si è conservata benone per un paio di giorni. Unico inconveniente, beh, indovinate un po'...cipolle...cipolle...cipolle...vi dice niente "alito che resusciterebbe i morti" per un paio giorni? Non mi resta che augurarvi buon appetito e...che le mentine siano con voi!

Zwiebelkuchen - torta tedesca di cipolle

Zwiebelkuchen - Torta di cipolle tedesca

Ingredienti:

Per la pasta:
250 gr di farina
mezzo cubetto di lievito di birra
110-120 ml di latte tiepido
25 ml di olio d'oliva
1 pizzico di zucchero
un cucchiaino di sale

Per il ripieno:
400 gr di cipolle bionde o bianche
130-150 gr di speck o pancetta affumicata a dadini
2 uova
100 ml di panna acida
150 gr di emmenthal o edamer grattugiati grossi
olio extravergine d'oliva q.b.
sale e pepe
un cucchiaino di cumino* (facoltativo)

* il cumino non è da confondere con il kummel o carvi (da Carum Carvi, cumino dei prati), dall'aroma completamente differente.

Sciogliete il lievito di birra e lo zucchero nel latte tiepido. Versate la farina e l'olio nella ciotola dell'impastatrice o del mixer, aggiungete il latte con il lievito disciolto e azionate la macchina; quando sará tutto ben amalgamato, aggiungete il sale e continuate ad impastare finché non risulterà una palla omogenea. Prelevate l'impasto dall'impastatrice, lavoratelo ancora brevemente a mano, raccoglietelo a palla e mettetelo a riposare in una ciotola coperta con pellicola alimentare per un'ora e mezza/due, fino al raddoppio.

Nel frattempo pulite e tagliate le cipolle come preferite, a fette oppure tritate (io le ho tritate con il mixer). Mettete un filo di olio in una padella e fate stufare lentamente lo speck/la pancetta affumicata a dadini e la cipolla fin quando non risulta lucida e trasparente. Se vi piace, aggiungete un po' di cumino a piacere, tenendo conto che si tratta di una spezia piuttosto forte che potrebbe non piacere a tutti: un cucchiaino mi pare un buon compromesso.
Nel frattempo sbattete le uova con un pizzico di sale, una macinata di pepe e la panna acida.

Quando l'impasto sará lievitato fino al raddoppio, foderatevi una teglia di 26 cm di diametro leggermente unta, tenendo i bordi alti: potete utilizzare tranquillamente le mani perchè l'impasto è morbido e l'operazione vi risulterà abbastanza agevole. Se tendesse a ritirarsi, fate riposare la pasta una decina di minuti e riprendete a tirarla dentro lo stampo. Distribuite omogeneamente sulla pasta il soffritto di cipolla e speck/pancetta affumicata, versatevi sopra il composto di uova e panna, cercando di farlo arrivare in tutti i punti ruotando e battendo delicatamente la teglia e ultimate ricoprendo il tutto con il formaggio grattugiato. Infornate in forno statico preriscaldato a 180/200 gradi per 30- 35 minuti o, comunque, fino a doratura.

Nota:
se preferite un risultato più delicato, potete usare i porri al posto delle cipolle.

mercoledì 10 novembre 2010

Spiedini di manzo alla coreana

Spiedini di manzo alla coreana

Mi davate per dispersa, eh? Beh, in effetti non avreste tutti i torti...sono già passati dieci giorni dall'ultimo post e, che dirvi, sono letteralmente vo-la-ti. Complice un romantico quanto costoso (sigh!) weekend nella bella Venessssia, sono tornata lunedì al lavoro con ancora tutto da fare in casa, ohibò. Ma siccome ora sono qui (in casa per l'appunto), avendo amabilmente paccato il corso di nuoto e sto imprecando in giapponese contro quello strano essere che risponde al nome di "moroso" che ieri sera, mentre ronfavo bellamente sul divano, con la scusa di sistemare il desktop troppo affollato del mio pc, m'ha fatto secco Photoscape...dicevo, dato quanto sopra, per evitare di fare stragi al di lui ritorno dal corso di nuoto, sto cercando di raggiungere il karma scrivendo un post per voi. In alternativa, cercherò di recitare l'ohm fino ad abbioccarmi o potrei prendere a testate il televisore, visto che stan passando il programma di Frizzi che è notoriamente simpatico come un gatto nero aggrappato agli zebedei. Quando sono arrabbiata do il meglio di me, si vede? :)))


Ma veniamo a noi. Un'altra ricetta di carne, che sto cucinando molto da quando sono andata a convivere (la carne, non la ricetta in sè e per sè). O meglio, la cucino molto, sperimentando s'intende, nel weekend, mica la sera che è già tanto se non strino due braciole di coppa o due fettine di pollo. Non vi sto a spiegare in questa sede il totale disallineamento fra le mie previsioni pre e post convivenza in materia di cucina perchè mi sento un pelo in imbarazzo a confessarvelo. Anzi, sì, ve lo spiego. Sono passata dall' "Amore, quando andremo a vivere assieme ti preparo questo, ti preparo quello e poi ancora quell'altro" (segue sguardo scettico del fetentone che -va detto- si è rivelato più lungimirante della sottoscritta) alla mera sopravvivenza fatta di pietanze veloci e ben navigate. Ormai si campa di risotto pere e gorgonzola o quiche di tutti i tipi, qui: e questo quando va
bene, attenzione! I miei pranzi solitari, poi, sono di una tristezza infinita: si passa dalla piadina cotto e formaggio alla piadina crudo e stracchino, dalla pasta al pomodoro alla pasta all'olio e parmigiano. Riuscirò mai a saltarci fuori?! Intanto beccatevi questa ricettina sfiziosa, che potrebbe far pensare -erroneamente, badate bene!- che nella mia cucina girino sempre prelibatezze di siffatta sorta... pfui! [Non fatevi ingannare, quando sono arrabbiata divento più logorroica del solito: in verità questa ricetta è estremamente facile e veloce e potete farla davvero in qualsiasi istante voi vogliate perchè richiede un impegno minimo :)]

Spiedini di manzo alla coreana

ricetta tratta da Sale & Pepe - Luglio 2008

Ingredienti:
800 gr di carne da roast beef a fettine un po' spesse (circa 8 fette)

2 cucchiai di sesamo
4 cucchiai di salsa di soia
mezzo cucchiaio di zucchero
un bicchiere di vino bianco

qualche goccia di tabasco

uno spicchio d'aglio

prezzemolo
(sale)


Per accompagnare:
riso basmati lessato
fagiolini o taccole cotte al vapore


Tostate il sesamo in un padellino antiaderente, smuovendolo leggermente. Schiacciate l'aglio sbucciato con lo spremiaglio e raccoglietene la polpa in una ciotolina: unite la salsa di soia, lo zucchero, il vino, il tabasco e il sesamo tostato.
Tagliate la carne a striscioline e infilzatele, cinque alla volta, su coppie di stecchini di legno tenuti in acqua per mezz'ora. Adagiate gli spiedini in una pirofila, irrorateli con la marinata e fateli insaporire al fresco per un'ora, bagnando di tanto in tanto con il fondo.

Sgocciolate gli spiedini e grigliateli su una piastra rovente un paio di minuti per lato, bagnandoli con altra marinata. Insaporiteli con poco prezzemolo tritato (nella foto me lo sono scordata!) un pizzico di sale (che io eviterei, vista la sapidità della salsa di soia) e servite accompagnando, a piacere, con del riso basmati lessato e dei fagiolini o delle taccole cotte al vapore.

sabato 30 ottobre 2010

Hamburger pie & foodshopping compulsivo

Hamburger pie - Pasticcio di carne, piselli e patate

Il sabato mattina in casa da sola è ad alto rischio di sperpero per una foodblogger incallita con una carta di credito a disposizione e alle prese con una forte crisi d'astinenza shoppinghiera in materia di cocottiglia, caccavellame e cianfrusaglie varie (così le definirà senz'altro il mio compagno una volta rientrato a casa, tra un paio d'ore, quando, a metà tra l'entusiasmo puro e i sensi di colpa acuti, gli annuncerò l'arrivo di due nuovi pacchi tra 15-30 giorni, che andranno a rimpolpare la schiera dei prendipolvere della mia già nutrita vetrinetta). Il bottino: un'alzatina e un barattolo per i biscotti in porcellana bianca anticata very retrò, un'insalatiera bianca (sperando non faccia la fine di quella di Emile Henry, giunta clamorosamente in frantumi) e - qui vi voglio!- la famigerata pentola in ghisa Le Creuset, taglia 24 cm (speriamo che ci entri il no knead bread e qualche brasatino per 4 persone! me tapina....le altre dimensioni costavano davvero troppo, già questa mi ha spolpato un rene), 4 cocottine color torrone con coperchio e una pirofila bianca ovale sempre della stessa marca. Dite bene: un vero salasso. Soprattutto se rapportato al mio guadagno attuale. Donna sciagurata, senza valori e preda degli impulsi sono (a fronte di cotanta dichiarazione di inettitudine seguirà, spero, l'ego te absolvo da parte di chi condivide con me questi 66mq di casa; in caso contrario, cercasi stanza in affitto).

Visto che attualmente, come accennavo, sono sola per via che il moroso è andato a fare volontariato alle ore 12, prima ne ho approfittato per preparare un brunch: pancakes ricotta & cioccolato, piadine salame & formaggio, caffè, succo di frutta. Chiaramente niente pranzo, quindi ne approfitto per proporvi qualcosa, anche se è sabato. Chi mi segue su Flickr avrà notato che incolonnamento di ricette fatte da settimane si sta creando, urge sfoltire un po' :) Cominciamo con questo gustoso pasticcio di carne, piselli e patate, american inside, tanto da essere noto con il nome di Hamburger Pie. La ricetta da cui ho tratto ispirazione è quella di Palma D'Onofrio. Molto comfort food, proprio quello che ci vuole in questa stagione.

Hamburger pie - l'interno


Hamburger pie (pasticcio di carne, piselli e patate)


Ingredienti:
500 gr di patate
1 bicchiere di latte
120 gr di burro
2 tuorli
550 gr di carne macinata di manzo
1 cipolla
250 gr di piselli
200 gr di passata di pomodoro
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
Olio extravergine di oliva
Sale e pepe

Sbucciate le patate, tagliatele a dadi e ponetele in una casseruola con acqua fredda; cuocetele fino a quando saranno morbide (potrete testarlo infilzandole con una forchetta), schiacciatele con lo schiacciapatate mentre sono ancora calde, quindi unite il latte, il burro e i tuorli; salate e pepate.

In un tegame fate stufare la cipolla, tritata finemente, con poco olio extravergine di oliva, aggiungete la carne macinata e fatela rosolare; quando sarà ben rosolata, aggiungete la passata e il concentrato di pomodoro e, al termine, i piselli. Fate cuocere ancora una decina di minuti, poi spegnete.
Versate la carne in una pirofila, ricopritela con il composto di patate ed infornate a 180° per 30 minuti o fino a quando la superficie del pasticcio non avrà assunto un bel colore dorato.

Nota:
è possibile sostituire i piselli, a seconda della stagione, con funghi, fagiolini, zucca. Io ho utilizzato dei piselli colti freschi in stagione, sbollentati alcuni minuti e poi congelati.

lunedì 18 ottobre 2010

Un nastro rosa, una tortiera rosa, un molleux

Mi ero ripromessa di fare il possibile, oggi, per postare qualcosa in linea con l'iniziativa che vuole i blog femminili - di cucina e non - uniti nel comune proposito di ricordare, pubblicando qualcosa di rosa, che ottobre è il mese di un appuntamento importantissimo, il mese della prevenzione contro il tumore al seno. Colei che ci ha ricordato che qualcosa di simile era stato fatto, lo scorso anno, nei blog stranieri e a creare un contatto tra chi, poi, ha deciso di partecipare con entusiasmo, preferisce non essere citata come l'ideatrice, quindi non la citerò ;) ma è una persona garbata e delicata e giusto da lei poteva arrivare questo promemoria.

Io però, come accennavo in occasione del WBD qualche giorno fa, sono ai miei minimi storici in fatto di organizzazione e gestione delle tempistiche, quindi non sono riuscita a realizzare niente di specifico, eppure qualcosa di rosa ce l'ho, ed è una delle mie pirofile preferite, rosa antico, coi bordi smerlati come la tortiera di Nonna Papera, liscia e lucente, bella come solo Emile Henry può fare. E dentro ci è finita una torta verde, burrosa, umida, profumata, con alla base sugose pere mature rese ancora più dolci da un fondo di caramello dorato.
Vi ho incuriosito? Volete saperne di più vero?

Moelleux con pere e pistacchi

La torta di cui vi parlo, nello specificio, è un molleux, un dolce avvolgente, consolatorio e tremendamente ricco. Io lo trovo perfetto tiepido, con il suo carattere umido, morbido e delicato. Questa ricetta, a base di pere e pistacchi, è davvero entusiasmante nel sapore, nel profumo e nella consistenza e l'unica modifica che ho fatto è stata quella di ridurre di poco lo zucchero, che sarebbe stato davvero eccessivo vista anche la presenza del caramello biondo sul fondo della teglia. Già, il caramello. Mica andiamo tanto d'accordo noi due, sapete? Sarà quel suo subitaneo solidificarsi a contatto con lo stampo che mi ha impedito di colarlo uniformemente nello stesso (mi spiego meglio: io l'ho fatto in un pentolino e poi versato nella teglia perchè temevo per la tenuta della mia prediletta su fiamma viva), ragion per cui l'ho dovuto rifare ben due volte. A conti fatti non preoccupatevi perchè con il calore della cottura e l'umidità delle pere una volte cotte, quella crosticina beffardamente solida diventerà un delicato e godurioso sciroppo da gustare a cucchiaiate, insieme al molleaux, direttamente dalla teglia. Come potete notare, infatti, il taglio della fetta non è impeccabile perchè volevo gustare il dolce tiepido, quindi non fatevi scrupoli a tuffare il cucchiaio direttamente nella tortiera :) Poi vabbè, a volerla proprio fare sporca, io ci schiafferei di fianco anche una pallotta di gelato al cioccolato, ecco...

Ma del signore in questione non possiamo mica solo cantarne le lodi, eh no cari miei. Questo dolce ha anche, se vogliamo, una pecca: va consumato in fretta essendo a base di frutta, ergo deperibile, e magari conservato in frigo nel mentre. Sempre se ci arriva, beninteso.


Moelleux con pere e pistacchi

Molleux alle pere e pistacchi

ricetta tratta da "Garden Party" di N. Le Foll e C. De Turckheim


Ingredienti per 8 persone:

5-6 pere non troppo mature di piccole-medie dimensioni

150 gr di pistacchi (per me di Bronte) finemente tritati

150 gr di zucchero (la ricetta ne prevedeva 200)

200 gr di burro morbido
4 uova
200 gr di farina

Per il caramello:
70-80 gr di zucchero

mezzo bicchiere d'acqua


Accendete il forno a 180°. Mettete lo zucchero in uno stampo a bordi alti del diametro di 28 cm, resistente alla fiamma diretta, e versateci sopra l'acqua. Poggiatelo sulla fiamma a intensità moderata e preparate un caramello biondo: dapprima si scioglierà, poi inizierà a fare delle bollicine, infine inizierà a dorarsi. Distribuite bene il caramello (attenzione che è rovente!) sul fondo e lungo i bordi dello stampo, ruotandolo delicatamente. Se non doveste disporre di una teglia apposita, potete fare il caramello in un pentolino ma dovrete essere velocissimi a versarlo nella tortiera e a ruotarla perchè solidifica pressochè all'istante; in ogni caso, non preoccupatevi perchè tanto si riscioglierà col calore della cottura in forno. Sbucciate le pere, tagliatele a spicchi e sistematele a raggiera sul caramello sul fondo dello stampo.

Sbattete con le fruste elettriche il burro con lo zucchero; quando avrete ottenuto un composto spumoso aggiungete le uova, una alla volta, la farina setacciata e, infine, i pistacchi tritati. Versate il composto sulle pere, battendo leggermente lo stampo sul piano di lavoro per farlo penetrare omogeneamente, livellatelo con il dorso di un cucchiaio inumidito e infornate per 40 minuti.


Nota:
questo dolce può essere preparato con mandorle o nocciole in polvere al posto dei pistacchi e con pesche, albicocche o prugne al posto delle pere.

lunedì 13 settembre 2010

Tian di zucchine e pomodori

Tian di zucchine e pomodori

Eccomi qui. Ma, devo subito avvertirvi, solo per pochi istanti, perchè in questo preciso momento sto pranzando con un succulento riso al burro e parmigiano sul divano e sto a scrocco di connessione dal solito, ignaro vicino :D Ci hanno fatto gli allacciamenti ma dobbiamo attendere la chiamata del tecnico Fastweb per l'attivazione, quindi ancora ciccia. Quindi, chi mi sta immaginando a godermi le gioie della nuova cucina con tripudianti sperimentazioni si sbaglia di grosso; sono qui da 10 giorni e sto ancora vivendo il mio periodo di assestamento tra nuove abitudini da consolidare, cambiamento di strade pecorse a memoria da quasi 10 anni che ho la patente, tempi da incastrare tra una lavatrice, lo svuotamento di uno scatolone, un colloquio, qualche ora a tenere le bimbe, un salto riconfortante ai miei genitori e via dicendo. Va da sè che tempo di cucinare ce n'è poco, quindi sto rispolverando tutto il mio repertorio di cibi semplici e veloci, siano quelli "soliti", siano "invenzioni" approntate sul momento con davanti ciò che il frigo propone (degna di nota una pasta con cubetti di melanzane soffritte in ottimo olio e aglio, pomodorini, basilico fresco e pecorino a scaglie). Ma sono felice :) e tanto mi basta, per le ricette e le foto ci sarà di nuovo tempo, portate pazienza ancora un po'. Intanto vi lascio con le mie parole scritte in bozza alcune settimane fa e non ancora pubblicate per presentarvi una non-ricetta che mi è tanto piaciuta e che, adesso che ci penso, posso preparare senza sforzo anche ora che è già tanto se trovo le energie per bollire un po' di riso...

Apro il frigorifero e faccio l'appello: tre uova, due zucchine, tre pomodori San Marzano, fagiolini lunghi, insalata, rucola, carote... Per cena devo fare delle verdure. E mi vanno delle verdure al forno. Comincio a pensare, ad associare idee e sensazioni. Zucchine e pomodori in teglia, affettati e arrostiti. All'apparenza asciutti, ma in verità profumati e sugosi, ma ancora sodi. Insaporiti con pepe appena macinato, fiordisale, erbe aromatiche... Trovo conforto alle mie suggestioni sul blog di Francy: si può fare! :) E tian (provenzale) sia. Ve lo consiglio vivamente, è di una bontà sconcertante a fronte della semplicità imbarazzante e della velocità che richiede: mi raccomando, ovviamente, che le materie prime siano di ottima qualità, magari del vostro orto ;)


Tian di zucchine e pomodori

Il tian è una ricetta provenzale che prende il nome dal recipiente in cui viene tradizionalmente cotto. Può essere preparato in una grande teglia e servito come contorno, oppure in pirofiline monoporzione per un antipasto leggero e fresco. E' una pietanza molto leggera e profumata, esteticamente molto soddisfacente, che richiede materie prime freschissime e di ottima qualità.


Ingredienti, rigorosamente a occhio:

zucchine di grossa dimensione

pomodori rossi tondi o tipo San Marzano
olio extravergine d'oliva

timo fresco
fleur de sel

pepe fresco di macina


Lavate e asciugate le zucchine ed i pomodori e tagliateli a fette sottili. Rivestite un'ampia teglia circolare con carta da forno bagnata, strizzata e unta con un filo d'olio e disponete le fette di verdura a raggiera, alternandole tra loro e sovrapponendole leggermente. Condite con fior di sale, pepe appena macinato, foglioline di timo e un altro filo d'olio e infornate in forno già caldo a 200° per 20-30 minuti.

CentraTian di zucchine e pomodori

lunedì 19 luglio 2010

Le pitta di Tessa

Pitta


E ora che le principali incombenze sono finite, in attesa che torni la voglia di cucinare che ancora vagabondeggia (complici una forte apatia post-sfinimento e un caldo magistrale che mi fa boccheggiare), ci tenevo a darvi la ricetta delle pitta che avevo fatto per il dip's party :) Premetto che le ricette che pubblicherò di qui alle vacanze risalgono tutte a un mesetto fa, quando le temperature erano ben più miti e idonee all'accensione del forno (santa sia l'a/c sempre!) quindi non rispondo di vostre improvvise voglie masochistiche di replicarle proprio ora che viaggiamo sui 40 gradi, ok? ;)

Per la ricetta delle pitta mi sono affidata ancora una volta a Tessa Kiros e le ho servite con le salsine e le verdure, ma in futuro mi piacerebbe provarle anche farcite di falafel + hummus, o di kebab, tzatziki, fettine di pomodoro e rondelle di cipolla rossa: io adoro il gyros pita! :)
P.S. Per le tanto sospirate vacanze abbiamo optato per un viaggio di 10-12 giorni "on the road" in Croazia, più specificamente in Dalmazia (Zara, Spalato, Trogir, Dubrovnik, parchi naturali di Krka e Plitvice e magari una o due isole). Qualcuno c'è stato e ha qualche dritta da darmi? Chessò, luoghi imperdibili, alloggi & ristorantini, piatti & prodotti tipici? Sono tutt'orecchi, non deludetemi! In cambio vi do...una ricetta! :)

Pitta

ricetta tratta da "Falling Cloudberries" di Tessa Kiros


Ingredienti per 12 pitta:
10 gr di lievito fresco (circa mezzo cubetto)

2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
una presa di zucchero
500 gr di farina 0

1 cucchiaino di sale

acqua tiepida q.b.


Sbriciolate il lievito in una ciotolina e aggiungete l'olio, lo zucchero e 100 ml di acqua tiepida. Mescolate bene e lasciate riposare per 10-15 minuti finchè comincia ad attivarsi e a fare la schiuma. Setacciate la farina in una terrina capiente, in un angolino mettete il sale e fate al centro la fontana, versateci l'acqua mista all'olio e al lievito e cominciate ad amalgamare il tutto, aggiungendo ancora tanta acqua tiepida quanta sarà necessaria ad ottenere un composto ben idratato ed amalgamato. Trasferitelo sulla spianatoia infarinata e impastate per una decina di minuti, fino ad ottenere un composto soffice, elastico e malleabile. Riponete l'impasto nella terrina e sigillatela con pellicola alimentare, lasciandolo riposare in un posto caldo lontano da correnti d'aria per un'ora/un'ora e mezza, finchè non sarà aumentato di volume.


Riprendete l'impasto, fatelo scendere sulla spianatoia infarinata e schiacciatelo delicatamente facendo uscire tutta l'aria, impastatelo rapidamente e, dopo averlo pesato, dividetelo in 12 parti pressapoco uguali (le mie erano di 60-65 gr l'una). Spianatele leggermente col mattarello e sistematele piuttosto distanziate sulla spianatoia infarinata. Cospargete con la farina e coprite con un canovaccio pulito. Lasciate riposare ancora mezz'oretta in modo che si gonfino di nuovo.


Nel frattempo preriscaldate il forno a 220°, mettendo due teglie nel forno caldo per 20 minuti in modo che diventino incandescenti.
Una alla volta, spianate le palline d'impasto con un mattarello infarinato ricavandone dei dischi leggermente allungati di 16 cm circa di diametro. Prelevate una teglia alla volta dal forno, rivestitela di carta forno e trasferitevi delicatamente le pitta, spennellatele o spruzzatele con dell'acqua e infornate non troppo vicino alla parete superiore del forno. Cuocete per circa 8 minuti (meglio 6, nel mio forno) o finchè il pane non si gonfia in mezzo ed è leggermente dorato. Non deve assolutamente scurirsi troppo e seccarsi. Rigiratele e cuocetele ancora per 2 minuti. Saranno necessarie più infornate, quindi proseguite così fino ad esaurimento delle pitta.

Tenete le pitta pronte in un cestino avvolte con un canovaccio pulito. Se non le mangiate subito, riponetele, ancora calde, in sacchetti di plastica ben sigillati, in modo che non induriscano e poi riscaldatele un minuto nel forno. Potete anche congelarle nei medesimi sacchettini, una volta raffreddate.

venerdì 2 luglio 2010

Dip's party #2: hummus I ♥ you!

Hummus di ceci

Cosa c'è di più delizioso dell'hummus? Ma soprattutto, come ho fatto a vivere 27 anni della mia vita senza di lui (sempre l'hummus eh!)?! Beh, cosa strabuzzate gli occhi? Queste sono domande esistenziali che ciascuno di noi si fa, prima o poi, nella propria vita...un po' come "chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?" ;) Vabbè, abbandono ora la mia filosofia spiccia della domenica per dirvi qualcosa di più.

Hummus in arabo significa cece. L'hummus, quindi, nasce come crema di ceci. Se ci mettiamo anche la tahini, ossia quella meravigliosa crema di sesamo tipicamente araba, va da sè che diventerà hummus mit tahini. In generale però, anche in quest'ultimo caso, si parla più semplicemente di hummus. Le varianti, poi sono moltissime: hummus di fagioli, hummus di piselli, insomma...tutte cremine a base di legumi cotti e tanto, tanto golose, da consumare con pitta (be patient, arriverò presto anche con questa!), cruditè di verdure, falafel o in punta di dita.

Le ricette a riguardo sono infinite, così come le proporzioni relative. Io ho fatto un riuscitissimo collage di varie ricette trovate in rete o su svariati libri in mio possesso, quindi lo chiameremo...

Hummus di ceci my way

Ingredienti, x una ciotolina:
un barattolo di ceci lessati in scatola (250 gr scolati)
1 spicchio d'aglio
3 cucchiai di tahini (tahin/tahina: crema di sesamo. La trovate al Naturasì)
il succo di mezzo limone
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
mezzo cucchiaino di sale
mezzo cucchiaino di paprika dolce

Scolate i ceci, conservando il loro liquido di conservazione, e sciacquateli sotto l'acqua corrente. Eliminate le bucce dei ceci, schiacciandoli delicatamente uno alla volta tra le dita: in questo modo l'hummus risulterà più omogeneo e gradevole al palato. Schiacciate lo spicchio d'aglio con lo spremiaglio. Mettete i ceci, il tahini, l'aglio schiacciato e il sale nel mixer, frullando un po'. Aggiungete il succo di limone e l'olio e frullate fino ad ottenere un composto omogeneo. Se dovesse risultare troppo asciutto e poco cremoso, aggiungete un po' del liquido di conservazione tenuto da parte, poco alla volta, fino ad ottenere la consistenza di una salsa cremosa. Regolate infine di sale. Mettete l'hummus in una ciotola e, se lo servite subito, conditelo con una spolverata di paprika e un filo d'olio. Nel caso in cui lo riponiate in frigo, mettete la paprika e l'olio solo poco prima di servire. Si conserva in frigo per una settimana.

"Noi non ci lasceremo mai..........
"
;)

mercoledì 30 giugno 2010

Dip's party # 1: tzatziki

Tzatziki

L'idea per una serata a base di salsine mi ronzava in testa già da un po'. Io ho sempre avuto una passione insana per le cene a base di stuzzichini e di fingerfood vari ma una incentrata su sole salse e verdurine, crostini e pane di accompagnamento ancora mi mancava. E' stato molto divertente scegliere le salsine e portarle in tavola accompagnate da cruditè di verdure a bastoncino, tortilla chips e pitta da intingervi. Ovviamente potete scegliere le salse che preferite ed accompagnarle a queste e mille altre cose, come sfoglie di carasau spezzettate e tostate in forno, fettine di pane grigliato, crackers e sfogliatine etc.

Da oggi vi propongo, quindi, le scelte effettuate per il mio dip's party for two. Come prima salsa ho scelto il tzatziki, un'altra delle cose che preferisco in assoluto. Ho avuto modo di assaggiarlo alcuni anni fa a Mykonos, dove io e la mia amica, per tamponare le spese di quest'isola tutt'altro che economica, pranzavamo spesso a base di souvlakia, patatine fritte e tzatziki e cenavamo a sere alterne con gyros pita. Ricordo che là lo facevano agliosissimo e io lo adoravo, ma l'età avanza e la mia digestione non è più quella di 3 anni fa, quindi ho preferito stare scarsa di aglio, anche perchè qui di vampiri, in giro, non ne abbiamo :) Il voto è stato un bel 10 e lode!

La ricetta proviene da "Falling Cloudberries" di Tessa Kiros, un libro magnifico di cui non potrei mai più fare senza, anche solo per sfogliarne qualche pagina prima di andare a letto. Tessa è un vero meltin pot di razze e culture ed è greco-cipriota da parte di padre, quindi ho deciso di rimettermi alla sua tradizione in merito per le proporzioni ideali.

Tzatziki di Tessa Kiros

Lo tzatziki è la tipica salsa greca a base di yogurt, cetriolo, aglio e menta. E' perfetta da servire con agnello o altri tipi di carne alla griglia, souvlakia, pesce alla griglia o alla brace, un vassoio di meze misti, polpettine di carne, verdure grigliate o a pinzimonio, pitta o crostini di pane da intingere nella salsa.

Ingredienti x 6-8 persone (io ho dimezzato la dose):
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di succo di limone
1 cetriolo di piccole dimensioni
1 cucchiaino di sale
600 gr di yogurt greco
2 cucchiai di menta fresca, tritata, o secca, sbriciolata

Tritate molto finemente l'aglio (oppure schiacciatelo con lo spremiaglio) e mettetelo in una ciotolina con l'olio d'oliva e il succo di limone. Intanto pelate il cetriolo a strisce alternate nel senso della lunghezza, pelando una striscia e lasciando quella successiva; grattugiatelo con una grattugia a fori larghi e mettetelo in un colino a maglia fine disposto sopra ad una ciotola nel lavandino. Cospargetelo con il sale e lasciatelo così per mezz'ora affinchè perda completamente l'acqua, quindi schiacciatelo con le mani o con un cucchiaio di legno per far uscire tutto il liquido. In questo modo si eviterà che lo tzatziki risulti acquoso.

Mettete lo yogurt in una terrina e incorporate la menta tritata o sbriciolata. Unite la miscela d'olio, aglio e limone e i cetrioli e insaporite con una macinata di pepe nero. Amalgamate bene e assaggiate di sale prima di servire. Se non si serve subito in tavola, conservare lo tzatziki in un contenitore chiuso in frigorifero, dove il gusto si farà più intenso. Si conserva per un paio di giorni.


Ci tenevo a segnalare, a seguito delle tantissime richieste di amicizia ricevute su Facebook da lettori silenti del blog e che mi trovo purtroppo a dover rifiutare per questioni di mia riservatezza, che ho creato una pagina apposita per il blog, dove potremo interagire in maniera più diretta e potrete rivolgermi domande, osservazioni o quello che volete ^_^. La trovate digitando nella ricerca Muffins, cookies e altri pasticci. Spero che sia tutto chiaro e sia filato tutto liscio, altrimenti non esitate a contattarmi: vi aspetto eh!


venerdì 28 maggio 2010

La cheesecake di Sabrina

Il cheesecake di Sabrina

Guardo la data sul pc. 8 giorni che non pubblico qualcosa! Per fortuna nessuno si è allarmato della mia assenza :) eppure per me questa settimana è decisamente volata! Ho dovuto concludere la stesura degli ultimi 2 (diventati poi 3) capitoli della tesi e inviarli all'assistente per la correzione; quindi, in attesa di quest'ultima, mi sono messa sotto con il mio primo Cv serio (diciamo così...) e la ricerca di agenzie interinali e di selezione del personale a cui inviarlo. Poi ci sarà la ricerca di aziende, di banche, di non so che altro. Ma che cosa va a fare un laureato in giurisprudenza che non vuole continuare con le professioni forensi perchè ha necessità di mantenersi? Bella domanda. Tutti che mi dicono che è una laurea così ben spendibile (...), ma io sono talmente confusa e, soprattutto, nelle offerte di lavoro che leggo in giro cercano solo posizioni tecniche, informatiche ed economiche, con dei nomi astrusi che nemmeno riesco a capire... Il blog a volte potrebbe servire a qualcosa oltre la cucina, e così vi chiedo: voi cosa fareste? Dove e a chi vi rivolgereste? Chiaramente se qualcuno della mia zona (provincia di Modena) sapesse che cercano dei laureandi in giurisprudenza è pregato di fare un fischio ben udibile :)))


Bene, ora la finisco di stracciarvi gli zebedei con i miei tanti pensieri e passo a ben più liete sponde. Vi dico solo che tutto quello che vedrete nei prossimi giorni l'ho fatto nel fatidico weekend madrileno del mio moroso, perchè da allora il mio rapporto con il pc è diventato pressochè esclusivo, con buona pace delle mie vertebre, della mia secchezza oculare e anche del mio deretano, che ormai è piallato a mò di Tavoliere delle Puglie. In tutto questo quadretto dal sapore bucolico credo che la cosa migliore sia parlarvi di un dolce, sì, decisamente sì. Una cheesecake. La cheesecake di Sabrina, che da tanto mi aveva suggerito e invitata a provare. Mi è piaciuta molto, in quanto un po' diversa dalla classica "torta philadelphia" che si fa in casa mia da parecchi anni (di cui credo di avervi già parlato, senza mai postare alla ricetta, urge rimediare), ovviamente, però, la presenza del mascarpone rende tutto un po' più compatto e, a mio gusto, più pesante. Ottima, quindi, ma curatevi di farla quando avete un buon numero di ospiti golosi ed affamati, che vi aiutino a smaltirla in fretta, sia perchè riempie davvero un sacco e ne basta una fettina per saziarsi, sia perchè, se come me fate il topping di frutta fresca, va consumata in brevissimo tempo in quanto velocemente deperibile. Dimenticavo: davvero deliziosa la base con le nocciole tritate, da provare anche in altre versioni!

Cheesecake - la nappatura con il topping

La cheesecake di Sabrina

Ingredienti:

Per la base:
350 gr di biscotti secchi (per me Digestive, ma vanno bene anche Oro Saiwa e similari)
80 gr di nocciole finemente tritate
80 gr di burro fuso

Per la farcia:
175 gr di zucchero a velo
3 uova grandi (o 4 piccole)
350 gr di mascarpone
350 gr di philadelphia
i semi di una bacca di vaniglia

Tritate finemente i biscotti nel mixer, mescolateli alla farina di nocciole e unite il burro fuso raffreddato (o almeno intiepidito). Almalgamate bene con un cucchiaio di legno e versate in una teglia a cerchio apribile di 24-26 cm di diametro, sul cui fondo avrete incastrato un foglio di carta da forno e i cui bordi avrete unto con del burro. Pressate bene il composto utilizzando un batticarne o un bicchiere circolare e riponete in frigo.

Con una frusta a mano sbattete le uova e lo zucchero a velo finchè non sono ben amalgamati, quindi unite i semi di vaniglia, che avrete ottenuto grattando l'interno della bacca con la punta di un coltello, il mascarpone e il philadelphia. Mescolate con un cucchiaio di legno per allentare il formaggio, quindi sbattete bene il tutto con la frusta fino ad avere un composto cremoso ed omogeneo. Versatelo sopra la base di biscotti, livellandolo con una spatola. Infornate a 180° per 40-45 minuti, sfornate e lasciate raffreddare, quindi riponete in frigo fino al momento di consumarla.

Potete decorarla a piacere con fragole o frutti di bosco oppure napparla con un topping di fragole o di mirtilli o ancora con della confettura ai mirtilli, ai frutti di bosco, ai lamponi leggermente sciolta in un pentolino.

Io l'ho decorata con fragole a fettine e l'ho nappata con un topping alle fragole, per il quale ho seguito la ricetta che vi avevo già proposto in apertura del blog: la trovate qui.

Nota: Sabrina mi ha segnalato proprio ora che la potete anche congelare, tagliata a pezzettini: si conserva benissimo! Ovviamente evitate, in questo caso, di decorare con le fragole e il topping, che utilizzerete solo poco prima del consumo :)

Cheesecake - la goccia

martedì 6 aprile 2010

La mia colomba vola per 99 colombe: dentro a un trifle

Trifle con fragole, crema chantilly e colomba al cioccolato (Sorelle Nurzia)

Oggi, 6 Aprile 2010, è passato esattamente un anno dal terribile terremoto che ha devastato L'Aquila, portando con sè, posso solo immaginare, un anno di duro lavoro su se stessi e con gli altri per poter ricominciare la propria vita e lasciarsi alle spalle questa disgrazia. Questo è il giorno prescelto da 99 colombe per far spiccare il volo alla nostra personale colomba, quindi tanti blog riuniti posteranno all'unisono qualcosa che avranno realizzato con i prodotti acquistati dall'azienda che si è voluto (e si è riusciti ad) aiutare a re-ingranare, Sorelle Nurzia. Ecco qui il mio piccolo contributo: la mia colomba porta legato alla zampetta l'augurio che tutto torni al suo posto quanto prima, un sorriso di incoraggiamento :)
e un ringraziamento a chi ha ideato e permesso tutto questo!

Ma veniamo alle origini della mia scelta. Mi stavo scervellando su cosa preparare in occasione di questa iniziativa con la colomba ordinata da Sorelle Nurzia. Ero arrivata ormai ad una decisione in ordine agli ingredienti e alla loro associazione: scartata tutta una
serie di dolci che tradizionalmente utilizzo per fare fuori gli immancabili avanzi di pandoro e panettone (muffin, crumble, tiramisù, tanto per dirne alcuni) doveva essere uno zuccotto con colomba alle gocce di cioccolato, ripieno di fragole e crema chantilly. Poi l'idea, venuta da un flashback improvviso: mi sa che faccio un trifle, ne avevo visto uno con ingredienti simili tempo fa...E cosa ci poteva di essere di meglio, per rendere giustizia a quella favolosa colomba alle gocce di cioccolato che sostava ben incartata su un ripiano della mia cucina, che un dolce che letteralmente significa "cosa di poco conto"? Già, una goccia nell'oceano, la mia, ma che riunita a tutte le altre gocce che hanno preso parte a questo circolo virtuoso, può smuovere le terre.

TRIFLE CON CHANTILLY, FRAGOLE E COLOMBA AL CIOCCOLATO

Sarà la trifle o il trifle? Comunque sia, si pronuncia traifl e, per chi non lo sapesse, significa letteralmente "cosa di poco conto". Si tratta di un voluttuoso dolce al cucchiaio inglese, variamente composto e assemblato a strati in una ciotola di vetro che nei paesi anglosassoni vendono apposta, con il nome di trifle bowl
, o in coppe monoporzione trasparenti (ovvio che nella lungherrima lista delle cose da comprare ora mi sono segnata anche l'imprescindibile trifle bowl, associata alle sue figlioccie più piccoline monoporzione: tutte indispensabili, non è vero?) ma sempre e comunque a base di:
1) fettine di dolce tipo pandispagna (ma a seconda del periodo, vanno bene anche il pandoro o la colomba avanzati), se troppo secco bagnato con un qualche liquore;
2) cremina morbida all'uovo, tipo crema pasticcera o al mascarpone;
3) frutta fresca preferibilmente rossa, tipo fragole, lamponi o altri frutti di bosco, ciliegie etc. Alcuni utilizzano anche della confettura.
Il solo limite all'associazione degli ingredienti è dato dalla nostra fantasia; potremo accostarli per gusto, ma anche per cromatismo, dato che la ciotola trasparente serve proprio a rendere questo dolce maggiormente scenografico. Una curiosità: si narra che la nostra zuppa inglese prenda origine proprio da questo dolce...

Ingredienti, rigorosamente a occhio (a seconda di quanti siete):

crema chantilly* (fatta con 2/3 di crema pasticcera alla panna + 1/3 di panna fresca montata)

colomba alle gocce di cioccolato Sorelle Nurzia

fragole (di cui alcune intere per decorare)
poco liquore tipo Grand Marnier (o rhum, o cherry)
cioccolato fondente tritato di ottima qualità


Lavate le fragole, asciugatele e tagliatele a pezzetti dentro a una ciotola, bagnandole con un pochino di liquore; lasciatele macerare almeno una mezz'oretta.
Tagliate la colomba a fettine sottili di circa un cm di spessore e disponetele in coppette individuali, pressandole leggermente con le dita per compattarle tra loro, copritele con un po' di fragole e con uno strato di crema chantilly. A seconda della grandezza della ciotola, fate degli altri strati, sempre alternando gli ingredienti tra di loro. Completate con un po' di cioccolato fondente tritato grossolanamente al coltello e una fragola intera come decorazione.

* Alcuni inorridiranno a veder chiamare chantilly l'assemblamento della crema pasticcera alla panna montata, essendoci varie correnti a riguardo che portano a ritenere si tratti di semplice panna montata zuccherata. Io, per mia abitudine e mia tradizione&convenzione, continuo a chiamarla così :)