mercoledì 11 novembre 2009

Risotto con melagrana, caprino e pistacchi

Risotto melagrana, caprino e pistacchi

Quando ho scritto lo scorso post non pensavo affatto di abbandonarvi per un po', come molte hanno pensato: il fatto era che quel giorno di tempo proprio non ce n'era e sapevo che per qualche giorno ancora non ne avrei avuto. Ma si sa come va il mondo, un giorno hai le tue certezze e poi nel giro di una settimana o poco più te ne crollano un sacco come fossero un castello di carta, costruito con cura, così bello e così effimero. E decidi di scrivere un post sciocchino, anche se il tempo non l'avresti e vorresti solo tuffarti nel letto con il plaid di Trilli addosso, perchè hai voglia di frivolezza e di non rimuginare.

Le dipendenze non spariscono, cambiano soltanto oggetto. Un tempo avrei venduto l'anima al diavolo pur di avere quel vestitino in crepon di seta impalpabile di Patrizia Pepe, sì, proprio quello lì in vetrina, con quel prezzo da mandare in tilt la mia fragile carta di credito. Ora devo trattenermi dallo spendere l'equivalente in spezie. Un tempo avrei fatto pazzie per un paio di decolletè di Vicini, stampa cocco, color smeraldo, incorniciate da un delizioso fiocco di raso di un tono di verde appena più chiaro. Ora vado in fibrillazione per una
melagrana di 800 gr. appena colta dall'albero. Come cambiano le cose. Va detto che non c'è nulla di più facile che farmi un regalo: presentatevi con un mazzo di carciofi, una dozzina di uova di galline ruspanti e una busta di Lebkuchengewurtz e farete di me una donna felice. Il fatto che anche un paio di scarpe da urlo o una borsa morbida come burro continuino a rendermi più che felice è un dettaglio ridicolo e insignificante, ne converrete.

Piccolissima postilla: non avevo mai mangiato una melagrana, prima. E ho scoperto che questo frutto così incredibilmente bello, festoso, elegante...al gusto non è che mi sconquifferi più di tanto, ecco. Quel retrogusto asprigno e allappante, quei semini duri che dopo averli scoppiati sotto i denti rimangono lì, da inghiottire (io che elimino persino la pellicola e i semini dei mandarini e dell'uva!!), insomma...per quanto mi riguarda, bella da togliere il fiato, punto. Di necessità virtù, trovandomi prima faccia a faccia con la suddetta melagrana da 800 gr, poi con altre svariate melograne di media pezzatura, mi son dovuta ingegnare per farle fuori in qualche modo. Dopo un'accurata ricerca, dove mi sono resa conto che al di là di sansilvestriani risotti alla melagrana tout court e di tacchinelle e pollami vari con la melagrana non è che di ricette, in giro, ve ne siano poi tante, mi sono indirizzata verso la proposta che mi sembrava più appetibile, il risotto di Adrenalina con melagrana, caprino e pistacchi.

Mio papà, amante dei sapori aspri, l'ha apprezzato molto, io...abbastanza, ma non del tutto. Ovviamente immagino sia prettamente una questione di gusti personali, immagino che c'è chi potrebbe impazzirci e chi invece potrebbe detestarlo. Il sapore di fondo è asprigno e un po' pungente. Se dovessi riprovarlo ridurrei senz'altro il succo di melagrana nel risotto e sostituirei il più forte caprino con un formaggio più mite, della crescenza o della scamorza, ad esempio. Insomma, sono aperte le sperimentazioni, io mica demordo ;-))
Per chi volesse lanciarsi, ecco la ricetta:

Risotto melagrana, caprino e pistacchi

RISOTTO CON MELAGRANA, CAPRINO E PISTACCHI

Ingredienti x 2 persone:
180 g di riso Carnaroli

1/2 cipolla bionda o 1 piccolo scalogno
20 g di burro
1 melagrana

2 grosse foglie di salvia (+ alcune piccole per decorare)
1-2 chiodi di garofano
mezzo bicchiere di vino bianco
brodo vegetale q.b.
25 g di caprino

pistacchi tritati q.b.

sale e pepe


Tritate finemente la cipolla (o lo scalogno). In una casseruola fate fondere il burro e rosolatevi a fuoco basso la cipolla tritata, la salvia e i chiodi di garofano. Quando la cipolla avrà assunto un colorito dorato, aggiungete il riso e lasciatelo tostare fino a quando non diventerà traslucido, mescolando con un cucchiaio di legno per farlo insaporire; sfumate con il vino e lasciatelo evaporare completamente. Versate un mestolo di brodo bollente e portate a cottura il risotto, aggiungendo altro brodo solo quando il precedente è stato completamente assorbito. Mescolate spesso.


Tagliate a metà la melagrana. Con lo spremiagrumi (mi raccomando, fatelo nel lavello perchè la melagrana spricchia dappertutto) ricavate il succo da una delle due metà. Sgranate la seconda metà, battendone energicamente il dorso con un cucchiaio di legno sopra di una ciotola per raccoglierne i chicchi (segreto svelato a mia mamma da una signora croata: niente di più facile ed è pure terapeutico ;-))

Quando il riso è quasi giunto a cottura, aggiungete il succo di melagrana, completate la cottura quindi spegnete il fuoco, regolate di sale e pepe, aggiungete alcuni chicchi di melagrana a piacere e mantecate con il caprino. Lasciate riposare per 3 minuti circa.
Al momento di impiattare spolverizzate il risotto con i pistacchi tritati e decorate con qualche fogliolina di salvia ed altri chicchi di melagrana.

lunedì 9 novembre 2009

Ce n'est pas une Pomegranate?

Ce n'est pas une Pomegranate?

Oggi ho giusto il tempo di mostrarvi l'oggetto di qualche recente sperimentazione (= 800 gr. di melagrana) e di fuggire. Ogni tanto una pausa dalla cucina e dalle ricette pubblicate non può che fare bene: soprattutto quando ci sono cose più importanti a cui pensare e quando si fa un po' il punto della propria vita. Buon inizio settimana a tutti voi che passate di qui!

Melagrana/Pomegranate

venerdì 6 novembre 2009

Focaccine di ceci al rosmarino con pancetta coppata


"Impasta che ti passa". Ma dai, non ditemi che non conoscete questo celeberrimo motto ;-) E' anche vero che impastare non è certo la panacea, la soluzione ad ogni problema (ma magari fosse così!), però in mancanza d'altro è pur sempre un buon palliativo. Impastare sorridendo alla vita ancora di più, direi :-)

Ma veniamo alla ricetta (impastosa guardacaso) di oggi, cheèmmeglio!! come direbbe il Puffo Quattrocchi. Dopo aver utilizzato i ceci per la crema in bicchiere, ho sviluppato un interesse particolare per la farina di ceci, che non avevo mai acquistato nè tantomeno utilizzato, pur conoscendone - teoricamente - differenti usi, dalla farinata, alla cecina, alla frittelle di ceci. Nel corso di qualche passata ricerca in rete avevo annotato questa ricetta che mi ingolosiva parecchio e ho deciso che si erano fatti maturi i tempi per provarla. Mi sono dunque procurata la farina di ceci ma, all'atto di mettermi all'opera, c'era qualcosa che non mi tornava negli ingredienti e nel procedimento, in cui era previsto il lievito di birra, sì, ma senza il relativo riposo per la lievitazione. Non mi sono fatta scoraggiare dalla cosa e, complice quest'altra ricetta di Stella di Sale, me la sono, beh sì, un po' inventata io, in parte per intersezione delle due e in parte ex novo.

Il risultato è stato molto soddisfacente anche se, essendo questa farina ricavata da un legume e non da un cereale, ha conferito all'impasto una consistenza morbida ma sabbiosa e alle focaccine una piacevole croccantezza lontana dalla sofficità delle sorelle più glutinose. Questo comporta la necessità di consumarle appena sfornate o comunque entro la giornata; nel caso dovessero avanzarvi il mio consiglio è quello di conservarle ben chiuse in un sacchetto per alimenti e di riscaldarle un poco in forno per far loro riacquistare la fragranza originaria.

La ricetta a cui mi sono ispirata prevedeva di farcirle con fettine di pancetta coppata. Io ho accolto di buon grado il suggerimento e le ho trovate fantastiche, ma credo che, data la loro rusticità, si presterebbero benissimo anche ad essere riempite con una fetta di speck o di lardo di Colonnata, quest'ultimo magari associato a qualche scaglia di pecorino al pepe. Insomma: fate vobis!



FOCACCINE DI CECI AL ROSMARINO CON PANCETTA COPPATA


Ingredienti:
300-350 gr di farina 0
150 gr di farina di ceci
30 gr (circa 4 cucchiai) di olio
200 - 250 ml di acqua tiepida
1 cubetto di lievito di birra
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di miele

Per l'emulsione:
acqua (2/3) + olio extravergine (1/3)
sale + rosmarino tritato q.b.

Per farcire:
100 gr di pancetta coppata a fettine

Setacciare sulla spianatoia le due farine e formare la fontana. In un angolino depositare il sale. Sciogliere il lievito in un bicchiere di acqua tiepida, prelevata dalla quantità prevista. Mettere al centro della fontana il miele, l'olio, il lievito sciolto nell'acqua e iniziare ad impastare energicamente, unendo tanta altra acqua quanto serve ad ottenere un impasto sodo (a causa della farina di ceci) ma omogeneo e facilmente lavorabile. Mettere in una ciotola, coprire con pellicola alimentare e far riposare fino al raddoppio.

Intanto preparare un trito di rosmarino e miscelarlo con del sale. Formare dei paninetti rotondi, schiacciarli a dischetto e ricavare delle bugnette pigiando con i polpastrelli. Fare un'emulsione con l'acqua e l'olio e spennellarla abbondantemente sulle focaccine, quindi spolverizzarle con il trito di rosmarino e sale. Lasciar lievitare ancora mezz'oretta, quindi infornare a 180/200° per 15-25 minuti.Tagliare a metà e farcire con la pancetta coppata.

mercoledì 4 novembre 2009

La crème brulée in cocotte (che non voleva farsi fotografare...)

Crème brulèe en cocotte

Giuro che questa volta ho tribolato davvero. Fare le foto a questa delizia al cucchiaio è stato a dir poco tragico. Prima ci si son messe due giornate piene di pioggia, poi, alla vista del primo raggio di sole (notare che eran due giorni che pregavo incessantemente il Dio Ra) mi sono fiondata fuori (e con me la mia immancabile vicina, che eran esattamente due giorni che non dava segni di vita), ho allestito tutto al volo, ho spolverizzato l'ultima crème rimasta e gelosamente custodita in frigo di zucchero di canna e l'ho cacciata sotto al grill del mio forno (un'esemplare del Pleistocene, in pratica) per ottenere il brulèe.

Suggerimento spassionato per voi e appunto della spesa per me: comprati/tevi il cannello, l'effetto estetico ottenuto prima di rischiare di carbonizzare il tutto non è esattamente quello che speravo. Ma la ricetta è ottima, e ve lo dice una che non ama i dolci al cucchiaio e che aveva deciso di farla spinta soltanto da un gesto di amore folle per chi questo genere di cose l'adora. Ci è mancato poco che nemmeno l'assaggiasse, questa qui. La calda croccantezza del caramello, in contrasto con la delicata scioglievolezza della crema alla vaniglia è stata per me un'autentica rivelazione, al punto che mi sono trattenuta a stento dal mangiarmene due, recitando un "ohmmmm" che suonava tanto come un "esploderai...esploderai....esploderai....".


CRÈME BRULÉE IN COCOTTE

ricetta tratta e modificata da Sale & Pepe - Ottobre 2009

Ingredienti x 6 cocottine:

500 ml di panna fresca
un baccello di vaniglia

4 tuorli

80 gr di zucchero
zucchero di canna q.b.


Bagnate con acqua fredda un tegamino, poi capovolgetelo per farlo sgocciolare bene e versatevi la panna fresca. Tagliate a metà per il lungo il baccello di vaniglia e con un coltellino grattate via i semini interni, aggiungendoli alla panna. Mettete la panna sul fuoco basso per 5 minuti, finchè sarà calda ma non bollente, quindi toglietela dal fuoco e lasciatela riposare per una decina di minuti.

Intanto mettete in una terrina i tuorli e lo zucchero e montateli con le fruste elettriche finchè non diventano chiari, quindi versatevi a filo la panna, filtrandola gradatamente attraverso un colino a maglie fitte e mescolando di continuo con un cucchiaio di legno.

Versate la crema in 6 cocottine da forno monoporzione e sistematele in una larga teglia dai bordi alti, versando sul fondo acqua calda quanta basta per ricoprire per metà le cocottine. Cuocete in forno a 160 gradi per circa un'ora (la crema dev'essere ferma sui bordi e morbida al centro), quindi lasciate raffreddare e mettete in frigorifero per almeno 3 ore.

Al momento di servire, spolverizzate con lo zucchero di canna ciascuna cocotte e fatelo caramellare con l'apposito cannello o sotto il grill del forno per 1-2 minuti.

lunedì 2 novembre 2009

Scaloppine con nocciole e funghi



Chi riesce a cucinare (e a fotografare!) qualcosa solo nel weekend mi capirà, compassionevole. Il sabato mattina la sveglia suona alle 7.30, una rapida scorsa alla lista della spesa per controllare che gli ingredienti necessari siano stati tutti segnati, intanto che faccio colazione sfogliando qualche rivista di cucina, non-si-sa-mai che esca fuori qualche altra idea in extremis; quindi mi lavo, mi vesto e alle 8.55 sono davanti all'ipermercato, rischiando l'assideramento e pregando l'addetta alla sicurezza che, per atto pietoso, apra con un paio di minuti di anticipo. L'ingresso all'ipermercato, di sabato mattina, sembra la corsa all'oro nel Klondike di paperoniana memoria: una buona trentina di carrelli con alla guida altrettanti individui, prevalentemente di sesso femminile e dell'età media di 65 anni, impazienti di procacciarsi la scorta settimanale di fette biscottate, pane comune e petti di pollo (facendoci entrare anche qualche brick di Tavernello, ovvio!) attendono impazienti di "scattare" dai posti di partenza al segnale verde delle porte scorrevoli. Io solitamente me ne resto in fondo, non foss'altro che poi le signore van talmente a rilento che mi ci vogliono altri 5 minuti buoni per varcare la soglia del supermercato, con le mani e i piedi oramai ridotti a monoliti di ghiaccio: a dirla tutta dovrei forse farmi più furba e (a) arrivare ancor prima di loro o (b) intrufolarmi a tradimento.

Tutto questo per cucinare tre piatti di numero il sabato mattina per il sabato sera; tutto questo per scattare poche foto fintanto che godiamo ancora di qualche raggio di sole nel primo pomeriggio, magari avvolta in piumino e sciarpa, sotto lo sguardo incuriosito della mia dirimpettaia del balcone a fronte che, non si sa per quale oscuro motivo, ha sempre qualcosa da fare (tipo innaffiare gerani rinsecchiti da circa due mesi, posare la borsa del pattume sul davanzale, soffiare via un granello di polvere sfuggito al suo occhio impietoso) mentre io esco furtiva con cartelloni, burazzi, tovaglioli, macchina fotografica, cavalletto, taglieri, stoviglie varie e il piatto del caso. Micaela si chiedeva come facciamo a fare le foto dei piatti che cuciniamo senza indispettire i nostri commensali, godendo di una buona luce ed abbinando cartoncini, tovaglioli e quant'altro: ecco il mio rituale, della serie "Ma siete ancora sicuri sicuri di voler aprire un foodblog?" ;-)))


Tipo che ieri sera sono andata a vedere Julie & Julia e, tralasciando che se avessero messo un rilevatore acustico, il 98% dei ridolini, ihih, uhuh, fino ad arrivare alle sghignazzate più plateali, ai commenti detti fra me e me e fra me e il mio povero accompagnatore (Sant'Uomo) sarebbero appunto stati fatti risalire alla sottoscritta. Tipo, dicevo, che un po' mi ci rivedevo, in quella pazza furibonda che parla con l'aragosta da cucinare viva e con l'anatra da disossare (a proposito, ti stimo sorella! Io non ce l'avrei mai fatta...), che si dispera per il beuf bourguignonne passato a miglior vita (no, dico, qualcuno ha provato a fare un conto approssimativo di quanto ha speso Julie di carne, pesce e BURRO?) e che si emoziona per il primo commento sulla sua creatura. Tipo che anche io tra non molto avrò il mio bello scatolone (uno?? siamo sicuri???) da traslocare con su scritto COOKBOOKS. Tipo che alla fine del film mi sarei voluta alzare e gridare a gran voce: "Ehi!!! Anche io ho un blog di cucina!!!". Tipo che l'idea, alla riaccensione delle luci, è stata "Ma potevo mica farmi dei biglietti da visita da distribuire a quelli che uscivano dalla sala, appostata a tradimento dietro la porta? Magari fanno fare un libro di cucina anche a me...". Tipo che ogni tanto è bello delirare....e sognare.


Ma veniamo a più concrete realtà, che il lettore di blog ama le chiacchiere, sì, ma ama anche avere ricette buone e valide per mettere a tavola gli amici, i colleghi di lavoro, la famiglia, il ragazzo che si vuole conquistare, il gatto
(gli avanzi...) ;-) Pensare che a Julie mandavano pure gli ingredienti di nicchia, i lettori, ahah! Comunque, dicevamo...sì, queste scaloppine sono una delizia: la ricetta me l'ha passata la mia spacciatrice ufficiale dell'ultimo periodo, Sabrina, che l'ha trovata su un "Il meglio di Sale & Pepe" che mi sono -volutamente e fustigandomi- fatta sfuggire per evitare le ritorsioni fisiche di chi si lamenta continuamente dei troppi libri, delle troppe riviste e dei troppi ammenicoli da cucina. Si parlava di finire dei funghi secchi in via di scadenza, ed ecco qui una proposta altamente goduriosa, ricca di sentori autunnali che si sposano alla perfezione: avete presente cosa sono nocciole e funghi insieme?!

E come direbbe Julia Child (magari con voce meno gracchiante di quella, francamente odiosa, del film): Bon Appetit!

SCALOPPINE CON NOCCIOLE E FUNGHI

ricetta tratta e modificata da "Carne in padella" - Il meglio di Sale & Pepe

Ingredienti x 4 persone:
fettine di maiale, vitello o pollo per scaloppine (circa 2 fettine o 100-120 gr a testa)
80 gr nocciole tostate sgusciate tritate finissime
una manciata di funghi porcini secchi
funghi freschi (o surgelati) a piacere
2 dl panna fresca
2-3 rametti timo
50 gr burro (+ una noce per rosolare i funghi)
un filo d'olio extravergine d'oliva
1 spicchio di aglio
farina q.b.
sale e pepe verde

Mettete in ammollo in una ciotolina piena di acqua tiepida una manciata di funghi porcini secchi spezzettati. Battete le fettine di carne per assottigliarle, quindi passatele nelle nocciole tritate finemente miscelate con pochissima farina, facendole aderire bene.
In una padella rosolate i funghi (quelli freschi/surgelati e quelli secchi ben strizzati) con una noce di burro, un filo d'olio, uno spicchio di aglio; salate. In un'altra padella di ampie dimensioni, sciogliete il burro, adagiatevi la carne rosolandola dolcemente per 2-3 minuti e girandola, senza forarla, da ambo i lati. Unite i funghi alla carne, aggiustate di sale e cuocete per 10 minuti circa. Aggiungete la panna e le foglioline di timo, lasciate leggermente addensare e servite profumando con una generosa macinata di pepe verde.

venerdì 30 ottobre 2009

Crema di ceci con stracchino, crudo e rucola

Crema di ceci con stracchino, crudo e rucola

Come spessissimo accade, mi innamoro prima dell'aspetto della ricetta che della ricetta medesima: l'impatto visivo, è per me, determinante. Il secondo passo è, data una rapida scorsa agli ingredienti, consolidare la volontà di provarla. Raramente accade che questa volontà venga prontamente concretizzata: a volte occorrono settimane, a volte mesi, a volte....pochi giorni. Il tempo di procacciare i ceci secchi, di comprare gli ingredienti freschi, di controllare l'integrità dei bicchieri di casa (com'è che a casa mia ogni tanto si volatilizzano bicchieri? Succede anche a voi? In effetti a volte il sacchetto del pattume è sospettosamente pesante, e risuona - come dire- di vetri rotti?! ;-)) ed eccola servita. Con le - ormai solite - modifiche in corso d'opera, rispetto alla ricetta originaria.

D'altronde quelli di Sale & Pepe non devono aver ben presente che un sacchetto di rucola peserà sì e no 70-80 gr e che per suddividere 100 gr di rucola in 4 bicchieri dovremmo procurarcene di dimensioni "da mangiatoia" e trasformarci in simpatici ruminanti, giusto per l'occasione. Idem per le dosi di stracchino e crudo, anch'esse imprecise e da me rivedute. Idem ancora per la crema di ceci, che un po' d'acqua calda oltre all'olio ci vorrà bene, per frullarli ad ottenere un purè, a meno di non voler fare un affogato di ceci all'olio, ecco. ;-)

Premesso questo, abbiamo trovato questi bicchierini, oltre che davvero belli e colorati anche molto gustosi e ben equilibrati, sia per il contrasto di sapori che di consistenze che vi si alternano. Perfetti come antipasto ricco, non li proporrei come secondo, nonostante l'elevato apporto proteico: ma ovviamente, de gustibus!

CREMA DI CECI CON STRACCHINO, CRUDO E RUCOLA

ricetta tratta da Sale & Pepe - Ottobre 2009

Ingredienti (x 4 persone):
200 g di ceci secchi (o 250 g di ceci già lessati)
una piccola cipolla bionda (in alternativa, uno scalogno)
2 chiodi di garofano
un pezzetto di stecca di cannella
pepe in grani
2 piccoli spicchi d'aglio
un mazzetto di rucola
80 gr di prosciutto crudo dolce, tagliato in una fettina un po' spessa
100 gr di stracchino
un cucchiaino di concentrato di pomodoro
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Lavate accuratamente i ceci e teneteli a bagno in acqua fredda per una notte (o comunque almeno 8 ore), sgocciolateli e trasferiteli in una pentola con abbondante acqua fredda pulita. Unite la cipolla (o lo scalogno) sbucciata e steccata con i chiodi di garofano, uno spicchio d'aglio, un cucchiaio di grani di pepe racchiusi in una garza e la cannella. Cuocete i ceci a fuoco basso per almeno 2-3 ore, finchè saranno teneri. Eseguendo questo procedimento in pentola a pressione dimezzerete i tempi: 60-80 minuti dal sibilo della pentola. Se dovessero risultare ancora crudi, rimetteteli in cottura. Salate solo a fine cottura perchè non si induriscano e lasciateli intiepidire nel liquido di cottura.

Lavate la rucola, asciugatela e spezzettatela grossolanamente; tagliate il prosciutto a bastoncini e saltatelo velocemente in una padella senza condimento.
Sgocciolate i ceci tiepidi, eliminando tutti gli aromi, e frullateli con un po' di olio versato a filo, il concentrato di pomodoro, l'aglio rimasto, sale e pepe e acqua calda quanto basta: dovrete ottenere un purè.

Aiutandovi con una tasca da pasticcere spremete il purè, con un movimento circolare, in 4 bicchieri di vetro. Fate sopra uno strato di stracchino a pezzetti e completate con i bastoncini di prosciutto e le foglioline di rucola.

Nota: potete anche preparare i bicchierini in anticipo, mettendo soltanto la rucola all'ultimo altrimenti diventa passa, e riponendoli in frigo coperti di pellicola alimentare. Prelevateli dal frigo un'oretta prima di consumarli, in modo da riportarli a temperatura ambiente.

mercoledì 28 ottobre 2009

Della torta (hic!) ubriaca e di altre (ben più tristi) storie...



[Aggiornamento: Dal momento che mi stanno arrivando vagonate di messaggi allarmistici, paventandomi il rischio di denunce, querele e quant'altro, tolgo sto benedetto nome, anche se mi chiedo: ma tanto non è già stato detto di chi si tratta? Uno non può nemmeno liberamente esprimere ciò che pensa a riguardo di questa vicenda? Boh.]

La torta che ho preparato sabato cade quanto mai a fagiuolo. Nei giorni scorsi, infatti, si è fatto un gran parlare dell'ennesimo, increscioso episodio di "appropriazione di ricette" da parte di un noto personaggio della più famosa trasmissione di cucina italiana. E' da tempo che numerosi foodblogger (Lydia a suo tempo, Adriano alcuni giorni fa, giusto per fare due nomi noti) denunciano il fatto che XYZ, o chi per lei (anche perchè mi pare quantomeno singolare accusare soltanto lei, quando avrà indubbiamente una nutrita equipe alle spalle), presenta(no) in trasmissione delle ricette "trafugate" da blog e forum di cucina, realizzate quindi da persone in carne e ossa, spacciandole per proprie o per ricette di propri conoscenti, senza pertanto tributare alcunchè alla reale fonte delle medesime.

Posto che ritengo che le ricette che si trovano online siano a disposizione di chiunque, nel senso che chiunque può sperimentarle a proprio piacimento, apportando peraltro le modifiche che ritiene opportune (non è certo richiesto alcun permesso!), mi sento anche io di denunciare una pratica quantomeno scorretta, quella di riproporre una ricetta senza menzionare da chi, effettivamente, la si è carpita. Pratica che purtroppo riguarda non soltanto personaggi di dominio pubblico (come, qui, XYZ) ma anche il quisque de populo, non dimentichiamocene. A volte basterebbe, semplicemente, abbracciare la filosofia della buona educazione e del rispetto altrui, filosofia di cui la nostra società è sempre più carente, e non solo in questo limitato settore. Pare quasi che "fare le scarpe" agli altri sia diventata una moda: bella soddisfazione, aggiungo.

A parte che ritengo che non vi sia alcunchè di disdicevole nel dire che una ricetta la si è tratta da un blog, che a volerla proprio dire tutta è diventato il mezzo di maggiore diffusione di una cultura gastronomica più strettamente populista. A parte che, se tanto mi da tanto, "dare a Cesare quel che è di Cesare" è una delle più scontate norme del vivere civile. A parte che non ci vuole molto a dire o scrivere: "ricetta presa da Tizio", "ricetta di Caio". O quantomeno a specificare che la ricetta non si sa di chi è, ma non è propria, perchè va anche detto che non sempre è facile risalire alla reale fonte di una ricetta, proprio perchè, vox populi, questa passa di mano in mano, di ricettario in ricettario, si modifica, si arricchisce di qualcosa, perde qualcos'altro.

A parte tutto questo, appunto, e tornando a bomba sulla torta. Caso ha voluto che la ricetta della stessa io l'abbia segnata, a suo tempo, proprio dalla suddetta trasmissione, proposta dalla suddetta XYZ. Non che in queste circostanze sia mia intenzione farle pubblicità favorevole: io l'ho presa da lei, poi visti i precedenti chissà di chi realmente sarà questa ricetta (anzi, se qualcuno ci si riconosce, faccia un fischio ;-)), fatto sta che è buona, buona davvero, e non merita di cadere nel dimenticatoio. La leggera glassa che si forma grazie a quella parte del composto che si versa sopra, a caldo, per ubriacare la torta è letteralmente da sturbo e si conserva morbidissima per giorni.

E mi ha anche fornito un valido spunto di riflessione, devo dire: il blog serve anche a questo, a confrontarsi con sè e con gli altri, no?


TORTA UBRIACA


Ingredienti:

300 gr di zucchero

200 gr di burro

70 gr di cioccolato fondente (o di cacao amaro)
100 gr di vino rosso di buona qualità

150 gr di farina
4 uova

1 bustina di lievito per dolci


Frullate nel mixer lo zucchero, il burro morbido, il cioccolato fondente (o il cacao) e il vino rosso. Mettete il composto in un pentolino e fatelo sciogliere lentamente sul fornello, quindi prelevatene un bicchiere, per un totale di circa 170 gr di composto.
Rimettete il restante composto nel mixer, unendo le uova, la farina e il lievito. Versate il tutto in uno stampo imburrato e infarinato (o di silicone) [diametro 24-26 cm; io ne ho usato uno a ciambella di 24 cm] e cuocete a 170° per 35 minuti. La torta tende ad abbassarsi molto negli ultimi minuti di cottura e quando la sfornerete.

Appena cotta, sformate la torta su di una gratella o su di un piatto e versate il bicchiere di composto precedentemente messo da parte sulla sua superficie, lasciandola impregnare per circa un'ora prima di consumare il dolce.

lunedì 26 ottobre 2009

Crespelle saracene con cipolle, patate e Asiago



Solitamente non sono così autocelebrativa. Cioè, è vero che vi suggerisco di provare determinate ricette che mi sono piaciute, ma non è che mi autoproclamo detentrice della verità assoluta su questa o quell'altra. Anche perchè, poi, i gusti son gusti, no? ;-) Premesso questo doveroso incipit, ora DIMENTICATE tutto quello che ho appena detto (un po' alla Giucas Casella: quando lo dico io...). Questa ricetta che vi propongo oggi DOVETE FARLA. Imperativo assoluto, yes! Perchè è troppo, troppo buona.

Vi spiego un po' come è andata.

Primo. Era da tempo che meditavo un modo di far fuori la farina di grano saraceno avanzata dalla relativa torta e dalle stelline con pecorino e olive verdi: cosa alquanto difficoltosa dato che, dopo averla cercata infruttuosamente per mari e monti, l'avevo finalmente trovata al Naturasì, portandone a casa non uno ma ben due pacchi (della serie
nonsisamai...e poi vai con l'opera di smaltimento selvaggio!).
Secondo. Essendo io una grande amante della pasta al forno, la ricetta di queste crespelle saracene mi era subito caduta all'occhio, non aspettavo altro che il momento giusto per farla fruttare.
Terzo. Non vi nego di essere un po' in fissa, ultimamente, con le varie declinazioni di patate + cipolle&affini + formaggio, perchè ve ne sarete certamente già accorti qui. Posso solo aggiungere che le crespelle di grano saraceno, con la loro rusticità ed insieme la loro sorprendente delicatezza,
sono davvero un ottimo legante per questi tre ingredienti: è stato un successone!



PASTELLA X CRESPELLE SARACENE


ricetta tratta da "Tutto al forno - vol.1" - I libri di Sale & Pepe

Ingredienti x 500 gr di pastella (8-12 crespelle, a seconda dello spessore):

2 uova

65 gr di farina 00

60 gr di farina di grano saraceno
350 ml di latte freddo

30 gr di burro fuso

sale


In una ciotola sbattete con una frusta le uova, le farine setacciate, il burro, il latte e il sale. Filtrate il composto con un colino a maglie fitte. Coprite e lasciate riposare in frigorifero per 30 minuti.


CRESPELLE SARACENE CON CIPOLLE, PATATE E ASIAGO

ricetta tratta e modificata da "Tutto al forno - vol.1" - I libri di Sale & Pepe


Ingredienti:


Per le crespelle:

500 gr di pastella per crespelle saracene


Per la farcia:
30 ml di olio d'oliva (io ne ho usato la metà, quanto sufficiente per coprire il fondo della padella)

150 gr di cipolle bionde (al netto dagli scarti)

150 gr di patate (al netto dagli scarti)
150 gr di Asiago

sale e pepe

30 ml di brodo (o acqua calda)
30 gr di parmigiano o grana grattugiato


Inoltre, per gratinare:

besciamella o burro + grana

Tagliate le patate a fette sottili e sbollentatele per 3 minuti in acqua bollente o cuocetele per 5 minuti al vapore. Fate appassire la cipolla tagliata a rondelle sottili nell'olio, aggiungete le patate e rosolate. Versate il brodo (o acqua bollente in cui avete cotto le patate) e cuocete per 5 minuti con il coperchio, controllando che la farcia si asciughi. Togliete dal fuoco e aggiungete l'Asiago a dadini e il formaggio grattugiato, che cominceranno a sciogliersi e ad amalgamarsi. Mescolate delicatamente e fate raffreddare.


Preparate le crespelle in una padellina antiaderente di 18 cm di diametro unta con un velo di burro. Versateci un mestolino di pastella (30-40 gr), ruotate in modo che ricopra il fondo, dorate per qualche istante, avendo cura di staccare la crespella via via con una spatolina di legno, quindi giratela con l'ausilio di pinze da cucina e fare dorare anche dall'altro lato. Preparate tutte le crespelle e lasciatele raffreddare.


Farcitele, piegatele a mezzaluna, schiacciatele delicatamente e piegatele di nuovo a formare un triangolo. Gratinatele in forno a 210° coperte di besciamella o spennellate di burro e cosparse di grana.

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